Coronavirus, Fontana vuole denunciare il governo: “Mi sono rotto le scatole”

lunedì 9 Marzo 11:45 - di Monica Pucci

“Oggi andrò a presentare un esposto alla Procura perchè mi sono rotto le scatole”. Attilio Fontana, governatore della Lombardia, sarebbe pronto a denunciare il governo e il premier Conte. Secondo quanto riferisce Il Giornale, Fontana non avrebbe digerito il caos scatenato dalla fuga di notizie sul decreto che “blinda” la Lombardia, e sul quale, ingiustamente, era stata accusata proprio la sua Regione.

Coronavirus, le polemiche di Fontana sul decreto

Intervenuto in collegamento con Mattino 5, il governatore ha specificato: “L’unica cosa in cui la Regione Lombardia è intervenuta, è stata su una telefonata della Cnn che chiedeva conferma del documento, che loro avevano già. Si è cercato di strumentalizzare la situazione come sempre. Ho ricevuto copia del decreto quando ormai era stata già diffusa sui social, cosa che mi ha lasciato perplesso”. Da qui l’intenzione di portare la vicenda in Procura.

Il Lombardia gli ospedali sono pieni

“Ci troviamo di fronte a numeri tali da dover inventare ogni giorno soluzioni nuove per fronteggiare le necessità. Abbiamo rimediato posti letto di terapia intensiva dove fino a ieri era impensabile. Abbiamo comprato 1.400 caschi di respirazione in dieci giorni, reclutato e spostato personale. Ma stiamo anche già ipotizzando l’utilizzo di spazi della Fiera e – se il Governo e la Protezione civile ci aiutano – anche di container per creare nuovi posti letto”. E’ lo scenario d’emergenza anti-coronavirus prospettato dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, in un’intervista pubblicata sul ‘Corriere della Sera‘, nelle pagine di cronaca milanese.

“Per un liberale come me – spiega il titolare della Sanità lombarda – è doloroso pensare a misure del genere”. “Ma gli scenari che stiamo studiando ossessivamente dimostrano che o subentra qualcosa d’altro o il sistema sanitario salta. I numeri del contagio aumentano in modo esponenziale”, sottolinea Gallera. Che torna a ribadire il suo appello ai cittadini. “L’unica strada percorribile è il contenimento dei contatti con le persone”.

Commenti

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  • Wainer Pignatti 5 Aprile 2020

    Io penso che il Governatore Fontana assieme a tutto il suo staff, da Gallera e company, abbiano fatto cose grandi, pur ostacolati dal Governo Italiano. Senza aiuti, o il minimo sindacale, hanno cercato di dare a tutti gli addetti alla Sanità e alle forze dell’ordine, quei pochi o tanti strumenti che potevano trovare a loro spese, con i soldi della Comunità. Se poi vogliamo dire tutti gli ostacoli o le prese in giro che hanno ricevuto dal Governo o dalla Protezione Civile, direi che il Dr. Fontana farebbe bene a segnalare a chi di competenza tutto quanto di accaduto

  • Irina 4 Aprile 2020

    Dovrebbe denunciare chi ha sponsorizzato la ricerca. Non facciamo la guerra dei poveri altrimenti tra qualche anno abbiamo “Co-vid19 Plus”.

  • giovanni vuolo 9 Marzo 2020

    Povero Fontana. Si illude ancora di ottenere giustizia contro questo governicchio nelle aule delle procure. Ma allora non ha capito niente?

  • maurizio pinna 9 Marzo 2020

    Il 29 febbraio 1896, anno bisesto, ad Adua in Etiopia, l’ allora leadership italiana mandò al massacro circa 7000 soldati, vittime di una guerra scellerata, di scelte come al solito sbagliate, unitamente ad un’ impreparazione e pressapochismo congeniti che rappresentano da secoli una costante nazionale. Oggi, contro un nemico più invisibile rispetto ad allora ma non meno spietato, la Storia si ripete ma con una differenza sostanziale. Allora , nonostante tutto, un certo senso del dovere, della responsabilità e dell’onore esisteva, per cui a coloro che dovevano sacrificarsi sul posto per consentire ad altri di arretrare veniva comunicato, ordinato palesemente, ed in tal senso, pur nella sua spietatezza, diveniva anche accettabile. Oggi le scelte vengono fatte nei corridoi del dolore, nell’anonimato dei centri rianimazione, lasciando ai medici già oberati da tutto anche la scelta di chi sacrificare. No, non è la guerra, perché in guerra, nei centri smistamento feriti è il COMANDANTE che decide la politica da adottare. Penso proprio che ad Adua, quei poveri soldati nostri che non sono più tornati non riposino in pace.