“Confine Orientale” smonta la propaganda negazionista delle sinistre nostalgiche

venerdì 13 Marzo 16:26 - di Redazione

Confine Orientale. Italiani e slavi sull’Amarissimo dal Risorgimento all’Esodo, pubblicato da Eclettica, affronta la questione delle relazioni tra italiani e slavi sul confine orientale dal periodo risorgimentale sino all’esodo giuliano-dalmata, passando per i punti cruciali del periodo tra le due guerre e l’occupazione e la repressione in Balcania. Sulla quale tante falsità, ancor più che inesattezze, sono state scritte allo scopo di giustificare la pulizia etnica praticata dall’Esercito popolare di liberazione jugoslavo nei territori di Istria, Dalmazia e Venezia Giulia. Culminata nell’uccisione di migliaia italiani e nell’esodo forzato di altri 350.000 istriani e dalmati da terre che erano parte dell’Italia già dalla X Regio Venetia et Histria augustea.

Confine orientale, difficile convivenza da sempre

Quanto avvenuto tra guerra e dopoguerra fu solo il punto di arrivo di secoli di difficile convivenza e di scontri tra la cultura latina e quella slava. Esasperato dal sorgere dell’irredentismo e del panslavismo prima, del fascismo e del comunismo poi. Pierluigi Romeo di Colloredo smonta la propaganda filo jugoslava mostrando la falsità di certe cifre grottescamente gonfiate, delle citazioni inventate o manipolate ad arte. Affrontando non solo la storia degli anni 1941- 1945 ma iniziando ad occuparsi delle vicende italo-slave dal periodo risorgimentale.

Marko Polo era croato? La solita bufala comunista

Passando alla croatizzazione sotto l’Austria, alla slavizzazione dei cognomi italiani in Dalmazia (di cui a differenza dell’italianizzazione in Istria e Venezia Giulia non si deve parlare…), la riscrittura della storia medievale dell’Istria (a Curzola si sono inventati la casa natale del croato Marko Polo), che passa per la distruzione dei Leoni di San Marco, o come li chiamano i nazionalisti croati “leoni post- illirici”.

Giungendo al terrorismo slavo degli anni ’20 e al sostegno italiano agli irredentisti Ustasha, per affrontare l’occupazione della Balcania da parte delle truppe dell’Asse e la feroce lotta antipartigiana, toccando i crimini di guerra jugoslavi. Dai campi titini, in cui non furono rinchiusi solo fascisti o presunti tali ma anche dopo il 1948 decine di migliaia di comunisti accusati di essere spie di Stalin (tra cui centinaia di comunisti italiani a Goli Otok). Giungendo sino al dopoguerra con la strage di Vergarolla, la più grave strage della storia della Repubblica italiana, con i suoi 116 morti.

Il ritorno di Trieste all’italia

E e al ritorno di Trieste all’Italia. Perché a differenza di quanto preteso dai nostalgici di Tito in servizio permanente effettivo un vero e proprio manuale storico per ribattere alla propaganda giustificazionista o ignorazionista della sinistra più o meno estrema.
Confine Orientale è una sfida ai teoremi puntualmente recitati a memoria dagli jugonostalgici e dai negazionisti, anzi, dagli ignorazionisti. Senza sconti per nessuno. Per impedire di riscrivere e di infoibare anche la storia. Perché, come scrive Emanuele Mastrangelo nella prefazione a Confine Orientale...:

I dati dei patrioti contro le chiacchiere della sinistra titina

“Nel mondo della Grande Semplificazione (Orwell) l’ignorazionista è nel suo ambiente naturale: la banalizzazione dei problemi complessi è il suo mestiere. I messaggi superficiali e suggestivi passano più facilmente sui media, bucano il video, restano più impressi nelle menti. E il libro di Pierluigi Romeo di Colloredo è, oltre che ben scritto e storicamente ineccepibile, uno strumento per combatterli. Con la precisione dei dati e dei documenti opposti ai loro luoghi comuni. Dimostrando come uno, il più importante dei loro assiomi di base sia semplicemente falso. Di questi tempi, già moltissimo”.

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