Capitani coraggiosi alla deriva. “Così moriamo. Ci servono risposte subito. Domani è troppo tardi”

martedì 24 marzo 17:41 - di Gloria Sabatini
capitani coraggiosi

Il governo Conte tentenna a dir poco. Naviga a vista. Pessimi marinai. Timoniere inesperto. O forse al servizio di navi “nemiche”. Ma di stop and go e di decreti via social si può anche morire. Lo sanno bene i capitani coraggiosi. Quegli imprenditori che più di un mese fa avevano previsto il tracollo di oggi. E ora sono tutti, indistintamente, lanciati verso il naufragio.

Capitani coraggiosi alla deriva

Piccolissimi imprenditori, commercianti al minuto, ristoratori, baristi. Ma anche medi capitani di industria. Operatori turistici, albergatori, manager, proprietari e gestori di aziende. Tutti nella stessa barca. Appesi a un decreto cura-Italia, subito ribattezzato cerotto-Italia, che non parte. Che non basta. Che sembra scritto da marziani arroccati sul pianeta rosso. Elemosina. Pannicelli caldi. Seicento euro una tantum? Ma non si vergognano? Il clic day? “No. Non può essere. Meno del redditto mensile di nullafacenza”.

Panico, confusione e impotenza

Chi non ha lo stipendio assicurato è in preda al panico. Cerca appigli tra gli amici che contano. Scarica ogni istruzione circoli nel guazzabuglio della rete. Telefona al commercialista. Che a sua volta cerca lumi nel ginepraio delle circolari Inps. Il caos è totale e i giorni di chiusura scorrono. Fatturato zero. Ma le spese non si fermano. Nessun orologio può fermarle. Solo uno Stato coraggioso. Ma coraggioso davvero. Che comprendesse almeno quello che dice davanti alle telecamere. “Siamo in guerra?” E allora guerra sia. Allora si richiedono indietro  i soldi che l’Europa ha accantonato con il Mes. “Ma quelli non sono nostri?”, “Non si chiama fondo Salva-Stati? E l’Italia non è da salvare?.

Oppure, scherzano, si fa una bella pernacchia alla troika di Bruxelles. Che fino a ieri ironizzava su quegli sfigati e provinciali degli italiani. E che oggi sta peggio di noi. Per non parlare della Gran Bretagna. Passata dal “preparatevi a piangere i vostri cari, qui non si ferma niente” al coprifuoco totale in due giorni.

La fantasia italica non può bastare più

“Germania e Francia stanno come noi”, dicono i capitani coraggiosi. Costretti davanti alla tv dlla quarantena. “Però mettono sul tavolo 350-400-500 miliardi solo per cominciare la partita. Noi 25, forse”. Prima che l’opposizione tirasse i capelli al premier erano 7, anzi 3,5. Tre miliardi e mezzo, avete capito?”.

Stavolta la proverbiale fantasia italica, l’arte di arrangiarsi, la voglia di farcela in barba a tutti non basteranno. I più dinamici hanno tentato di tutto. Dalla pizzeria che sforna prelibatezze a domicilio h24 all’enoteca che porta prosecco a tutte le ore. Per chi ha voglia di festeggiare. Non si sa bene cosa. Perfino il B&b a casa.  “Se tu non vieni da me vengo io da te. Lenzuola profumate e colazione a domicilio”. Con costi aggiuntivi per l’igienizzazione. Ma fino a quando? Così non si regge. L’ultimo discorso alla nazione di Conte, rigorosamente via Facebook, ha di fatto spento il motore dell’economia italiana. Game over. Fine.

Dobbiamo portare a casa la pelle. E mangiare

“L’emergenza sanitaria, certo, è al primo posto. Dobbiamo portare a casa la pelle. Ma anche mangiare”, dicono i capitani coraggiosi. Quelli che da sempre rischiano in proprio.  Il grido di dolore dei più navigati, tre, quattro settimane fa, è diventata la colonna sonora quotidiana. Non sanno come fare. E telefonano di prima mattina al consulente del lavoro di fiducia. Magari dopo una notte insonne. “Buongiorno dottoressa. Immagino quanto sia oberata. E non smetterò mai di ringraziarla per la sua disponibilità. Penso sia il momento di cominciare a pensare seriamente alla nostra piccola azienda. Facendo del tutto per mantenerla in piedi. È la burocrazia per ottenere i benefici del decreto che mi preoccupa…”. Dall’altro capo del filo tanta gentilezza e nessuna certezza.  “Riguardo alla cassa in deroga saprà che è ancora tutto fermo. La regione deve decretare in accordo con le organizzazioni sindacali le linee guida. Consideri che nell’ex zona rossa è ancora tutto fermo rispetto all’operatività del precedente decreto. Attendiamo e speriamo di fare tutto con la disponibilità dei fondi. Buona giornata…”.

L’imprenditore e la consulente del lavoro

Il giorno dopo. “Scusi, se la disturbo di nuovo. Ma dovremmo anche dare qualche segnale ai nostri dipendenti. Immagino che si dovrà adottare la cassa integrazione in deroga. Non malattia e ferie. Dico bene? Lei cosa ci consiglia? Ho paura dell’esaurimento dei fondi…”.  E lei: “Buongiorno purtroppo ancora non possiamo accedere. Non abbiamo la piattaforma e le info dalla regione Lazio”. E’ lo scambio di messaggi tra un piccolo imprenditore con quattro dipendenti e la sua consulente del lavoro. Ma come lui tutti gli altri.

In attesa di capire come muoversi, è fermo. Non incassa da quindici giorni. Non ha potuto pagare gli stipendi del mese di febbraio. E  tra poco quelli di marzo. Gli affitti, i contributi, i fornitori, le carte di credito aziendali, i finanziamenti, il leasing e i prestiti bancari. Bollette…

Si aspetta. Appesi ai tg e alle pandemiche bufale del web. Quattro milioni di piccole imprese e 16 milioni di lavoratori hanno bisogno di risposte. Subito. Non domani. Sono arrabbiati. Fino a non capire più “chi sta con chi” in questa maledetta guerra.

E l’opposizione? Studia, ascolta, propone. Ma Conte prende solo quello che vuole. Fior da fiore. Quando urla è quasi sempre silenziata. E poi pretende di decidere insieme all’esecutivo la strada da prendere. Perché la posta in gioco è l’Italia. Non un seggio parlamentare. Ma per i giallorossi è una pretesa assurda. Si rivolge al Colle. Va in Parlamento con la mascherina. Va a palazzo Chigi a spiegare al premier con il birignao che il decreto è da riscrivere. In fretta. Subito. Per quei 16 milioni di italiani che non possono aspettare.

Commenti

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  • remo balestra 23 aprile 2020

    sono un umile e piccolo imprenditore con partita IVA,nel settore della nautica, fortunatamente non ho fatto alcun ordine invernale, cosa consueta per essere pronti verso il turista ,per garantire assistenza.la vedo brutta qui a Lampedusa,della cosa sadicamente me ne potrei compiacere,non avendo debiti ma pochi crediti…dei quali dubito molto,grazie al sindaco Martello ,parroco, lega ambiente e compagni comunisti, questa sarà una triste stagione, ma secondo il compagno dott Bartolo, i nuovi turisti extracomunitari che arrivano, ci portano da mangiare, ma preferisco il digiuno..imparerò a pescare e non morirò di fame, in tal modo non dovrò dire grazie nè al Bartolo ed ai suoi compagni…questione di orgoglio italico ,non sono un nativo, vengo dal nord, ma questa è ITALIA come lo è al nord,senza campanilismo e rispetto reciproco.cosa che nella falange comunista questa parola non esiste, ma solo volgari menzogne ed eterne prese per culo.

  • giacomo quaglietti 26 marzo 2020

    Credo sia arrivato il momento di reimpadronirci delle piazze come una volta, un popolo è vero solo quando ricchi e poveri, uomini e donne, giovani e vecchi combattono fianco a fianco per difendere la propria identità!

  • Barbara Marcolin 26 marzo 2020

    Mi chiamo Barbara Marcolin sono un piccolo imprenditore con ditta individuale la porteeporte da quasi trent’anni, lavoro o forse oramai lavoravo, un prodotto non necessario volendo e con consegna molto lunga mesi addirittura, le ultime chiamate dei clienti sono state per revocare gli ordini che a fatica ero riuscita ad accaparrarmi e che oltre alla speranza mi avrebbero dato sopravvivenza emotiva ed economica soprattutto per il quotidiano; non sento altro che sentirmi ripetere dai ben pensanti o da chi comunque ha uno stipendio seppur ridotto che la cosa più importante è la salute, mi è stato anche detto che in quanto partita iva dovevo smettere di tragificare perché sicuramente avevo come tutti il mio gruzzolo ben nascosto, mi sono state dette anche tante altre cose orrende offensive umilianti e gratuite, ma nessuno, eccetto sempre noi disperate partite iva, mi ha chiesto se avevo bisogno di un aiuto economico eccetto una signora che mi ha addirittura derisa proponendo una colletta sarcastica sapete perché oltre che per l’indifferenza e la superficialità di tanti perché il governo fa passare attraverso i tg e le conferenze stampa il messaggio che noi siamo aiutati con €600,00 euro e che tra l’altro non abbiamo neanche potuto richiedere sino ad ora non pensando che molti di noi hanno famiglie a carico figli mariti mogli animali ecc ecc ecc e dopo averci per anno dipinto come ladri evasori compulsivi e senza scrupoli. Ieri la banca alla mia ennesima telefonata mi ha gentilmente risposto che era spiacente ma per noi non c’era al momento alcuna normativa da seguire per una liquidità oltre che per il quotidiano per avallare i nostri pagamenti richiamando i titoli in mano ai nostri fornitori che comunque come noi ne hanno necessità. Bene io come molti probabilmente non ce la farò nell’indifferenza di molti e di tanti che invece ne trarranno vantaggio ma una volta che non avrò più nulla da perdere e sarò umiliata e non avrò nulla per la mia famiglia allora il mio unico scopo sarà fare una battaglia personale contro un governo indegno che tutela tutti soprattutto chi ha o chi non merita e non noi partite iva italiane che abbiamo contribuito sino a ieri all’economia Italiana con le nostre uniche forze ed a nostre spese, non solo il governo sarà responsabile con le sue scelte scellerate della morte di tanti di noi e non per il coronavirus ma per i suicidi. Avrei ancora tantissimo da dire ma non ne ho più la forza come migliaia di noi che tra pochi giorni subiranno protesti e di conseguenza è la fine di tutto.

  • Danilo 24 marzo 2020

    Muoriamo? Così muore la lingua italiana.

    • Francesco Storace 26 marzo 2020

      Succede con la fretta. Grazie

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