A Napoli non si esce più neppure per il caffè. Il virus fa paura anche alla Capitale delle emergenze

12 Mar 2020 13:52 - di Marzio Della Casta
Napoli

Napoli senza napoletani – canterebbe Ornella Vanoni – è «come un giardino in cui scioperano i fiori». Un nonsense, praticamente. Ma tant’è: la paura del coronavirus ha fatto il deserto anche nella città più brulicante di vita e di passione. Per strada non c’è anima viva. Spettrale persino la solitamente affollata galleria Umberto. Affollata soprattutto di ragazzini. Già, perché Napoli è l’unica grande città dove il centro storico è ancora abitato da gente comune. Ai campanelli dei citofoni si leggono cognomi veri e non gli acronimi delle società o le ragioni sociali di studi professionali, come a Roma o a Milano.

La Galleria Umberto è deserta

Per questo impressiona la città vuota (titolo di un altro successo, questa volta di Mina). Se nessuno circola più anche qui, vuol dire che la situazione è seria assai. Sì, perché il rapporto di Napoli con l’emergenza è quotidiano. Ce n’è ogni giorno, in qualsiasi settore e per tutti i gusti. Elencarle sarebbe uno sfinimento. C’è persino l’emergenza cave come se a spertusare (bucare) montagne provvedesse il Padreterno in persona e non l’uomo con il tritolo. Questo per dire che la paura, quando c’è, è spesso parte di un antico copione recitato a memoria. Fu così anche al tempo del colera, con i pescatori che ingollavano cozze in favore di telecamere a plastica smentita della pericolosità del vibrione.

Le serrande chiuse del Gambrinus, il salotto di Napoli

Oggi è diverso. Le strade deserte e soprattutto i caffè chiusi testimoniano un’inquietudine reale. Le serrande abbassate del Gambrinus rassomigliano ad una bandiera a mezz’asta. È la prova che anche Napoli, persino Napoli, sa rinunciare ai suoi vizi e ai suoi vezzi pur di contribuire alla sconfitta delmostro. In compenso la napoletanità imperversa sui social. Dall’audio del noleggio d’o cinese cu ‘a tosse per evitare la fila alla Posta al video della vasciaiola che intima ai giovani di restare a casa, è tutto un fiorire di paradossi. Segno che il fuoco cova sotto la cenere e che sarà festa grande, anzi una Piedigrotta, una volta schiattato ‘o virus.

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