Zaia invoca una regia nazionale per sconfiggere il virus. È il declino del regionalismo

lunedì 24 febbraio 14:07 - di Lando Chiarini
Zaia

C’è anche il regionalismo tra le vittime del coronavirus. A inciderne l’epitaffio, paradossalmente, uno dei suoi interpreti più attivi e credibili, Luca Zaia. «Direi che ci vuole una regia nazionale», ha fatto sapere il governatore del Veneto parlando delle misure per arginare i focolai epidemici. E se lo dice il “doge” ci sarà da credergli. Meglio tardi che mai. Tanto più che poco prima di lui, dagli studi di In 1/2 in più su RaiTreera stato Walter Ricciardi, dell’Oms, ad assestare un calcetto negli stinchi agli aedi del federalismo all’italiana. «In Italia – ha sottolineato – la sanità è di competenza costituzionale delle regioni, ma non ci puo’ essere un modello lombardo, veneto o piemontese. Serve una linea unica. L’Italia ha un sistema molto efficiente, ma è debole dal punto di vista della governance, le epidemie sono nemiche del federalismo, del regionalismo».

Zaia chiede di applicare anche al Sud le ordinanze per il Nord

Parole sante. Soprattutto perché dettate dall’osservazione della evidente sovrapposizione di ruoli e di competenze che ha segnato le prime ore del contrattacco al coronavirus. Se la risposta non è stata efficace (e Zaia non c’entra) come era lecito attendersi, è soprattutto perché la nostra catena di comando è fatta di troppi anelli e s’incrina di fronte a troppe autonomie laddove l’emergenza richiederebbe invece tempestività e unicità di comando. Da noi, al contrario, le ordinanze abbondano i «sentito», i «d’intesa» e i  «di concerto». E, si sa, quando ci sono troppi galli a cantare l’alba non spunta mai.

La riforma della sinistra ha ridotto la sanità italiana ad uno spezzatino

Ma tant’è, paghiamo un doppio tributo alla demagogia della sinistra. Prova ne sia l’approccio ideologico con cui il governo ha affrontato il coronavirus, quasi che la paura dell’accusa di razzismo contasse più della salute dei cittadini. In più, scontiamo la trasformazione della Repubblica in una federazione di staterelli regionali con competenze amplissime in materia sanitaria. Correva l’anno 2001: e al governo c’era la sinistra, non la Lega. Il fatto che oggi quella governance cominci a suscitare perplessità anche in Zaia, almeno nella parte in cui impatta sulla salute degli italiani, autorizza un cauto ottimismo sulle decisioni da assumere a breve in tema di autonomia regionale rafforzata. L’epidemia in atto dimostra che il ruolo dello Stato nazionale è tutt’altro che superato. Ricordiamocene quando sarà passata la buriana.

Commenti

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  • Andrea Costa 25 febbraio 2020

    Autonomia, decentramento…gli ultimi “feticci” della Sinistra purtroppo inoculati, come un virus, nella Lega…che “è una costola della Sinistra” (cit. D’Alema).

  • Virginia Vianello 24 febbraio 2020

    Non credo che si sia ricreduto (in fd’i è il vostro sogno) il problema è che non avendo il potere regionale di poter fare DEVE CHIEDERE allo stato. Se già hanno dovuto chiedere al governo di far quarantenare i bambini di ritorno dalla Cina vuol dire che le regioni firmatarie non hanno poteri. Non giochiamo con i vostri desiderata

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