Vergognoso tweet di Raimo: “Veltroni sbaglia, Ramelli icona del peggiore neofascismo”

lunedì 17 Febbraio 18:47 - di Vittoria Belmonte
Raimo Ramelli

Christian Raimo polemizza con Walter Veltroni per l’articolo di domenica sul Corriere in cui si ricordava la figura di Sergio Ramelli. Lo fa con un articolo e con un tweet che suscita indignazione. Eccolo: “Sul @Corriere esce un ritratto di Sergio Ramelli a firma di @VeltroniWalter, agiografico, collegato addirittura al riemergere dell’antisemitismo! La figura Ramelli, icona del peggiore neofascismo, subisce il lavaggio veltroniano: memoria depoliticizzata invece che la storia“.

Chi è Christian Raimo

Raimo è lo stesso che, proprio dopo un’uscita sui social che fece polemica, lo scorso anno, lasciò il suo ruolo da consulente al Salone del Libro di Torino: era l’edizione delle polemiche sul libro intervista di Chiara Giannini a Matteo Salvini edito da Altaforte, la casa editrice del dirigente di CasaPound Francesco Polacchi, e Raimo reagì pubblicando un elenco giornalisti ed editori che “tutti i giorni in tv, sui giornali, con i loro libri sostengono un razzismo esplicito e formano think tank organici con il governo”, citando tra gli altri Alessandro Giuli, ex condirettore del ‘Foglio’ e volto della Rai e Francesco Borgonovo, vicedirettore di La Verità. Ora la nuova uscita su Ramelli, che ha sollevato decine di critiche sullo scrittore e insegnante romano.

Raimo accusa: Veltroni revisionista

Qual è la tesi di Raimo? Veltroni fa del revisionismo, perché mette i cuori rossi e i cuori neri sullo stesso piano. Basterebbe replicare che in realtà mette i morti sullo stesso piano e ad essi riserva uno sguardo di pietà. Qualcosa che viene prima della  politica e va oltre la politica stessa. Per la destra si tratta di una rievocazione dovuta, di un omaggio postumo nel quale Veltroni tralascia di dire tra l’altro che l’antifascismo negli anni Settanta ha generato odio e violenza. Per Raimo è un omaggio addirittura indegno, perché i morti di destra devono continuare ad essere “morti di serie B”. L’articolo di Veltroni sul primo giornale italiano, tuttavia, ha avuto un merito: far uscire allo scoperto il negazionismo di Raimo e dei suoi sodali, per i quali tutto ciò che viene fatto in nome dell’antifascismo è sacro e non si discute. Anche l’assassinio? Raimo non lo dice apertamente ma ecco alcuni passaggi del suo lungo scritto su Jacobinitalia.it, intitolato “I cuori nerissimi di Walter Veltroni”, che proprio lì vanno a parare.

Il giustificazionismo di Raimo

Scrive Raimo: “La sua storia (di Ramelli, ndr) non assomiglia a quella di altri perché ha i capelli lunghi, e perché rossi e neri sono tutti uguali, ma perché per come tutta la sua generazione la politica è ovunque. E la violenza politica fa parte della militanza. Tutto questo ha chiaramente un impatto drammatico, dolorosissimo per milioni di persone. Ma immaginare di leggere quegli anni senza la consapevolezza di un’età trasfigurata dalla militanza anche violenta, dimenticare che c’erano milioni di persone che pensavano di poter trasformare la realtà attraverso una rivoluzione (accadeva in altri paesi) o di difendersi dalla violenza dello Stato”.

I cuori rossi e i cuori neri

Altro passaggio cruciale dell’articolo di Raimo: “Rimangono poi due questioni più cruciali. La prima riguarda la disgustosa associazione tra cuori neri e cuori rossi. Soprattutto in questi giorni in cui si commemora il quarantennale della morte (anche questo un massacro brutale) di Valerio Verbano. Verbano era un giovane antifascista e aveva raccolto un lungo dossier che mostrava i rapporti tra criminalità, eversione nera e forze dell’ordine, l’esatto patto letale che portò ad avere in Italia il rischio concreto di una deriva alla greca. Questa storia non è la stessa della militanza neofascista, non è nemmeno lontanamente assimilabile, come fa Veltroni nel suo articolo. Vogliamo davvero ridurre la conoscenza storica di quegli anni alla narrazione Telese-Veltroni? La seconda riguarda il giudizio che dobbiamo dare come storici sulla violenza politica che fu tra i Settanta e gli Ottanta un fatto terribilmente drammatico e al tempo stesso di massa. È possibile farlo decontestualizzando la violenza, analizzandola a prescindere del contesto sociale, evitando di storicizzarla?“. (Ricordiamo che Luca Telese è l’autore del libro “Cuori neri” sui morti missini che a Raimo, ovviamente, non può piacere).

Cosa vuol dire storicizzare?

Storicizzare significa allora giustificare, normalizzare, togliere alle vittime lo statuto di vittime per farne oggetti schiacciati dalla presunta passione rivoluzionaria violenta che animava all’epoca i “contesti”. Tutto ciò è disgustoso ma è una tesi, e sposata non solo da Raimo. Non è solo un tweet sfuggito a un rancoroso come Raimo. Questa tesi la sposano tutti quelli che di Ramelli non vogliono sentir parlare, che non vogliono che la città di Milano lo ricordi, che si sentono detentori del Bene assoluto. Proprio come i giacobini che tagliavano teste e che pretendevano di non doverne rendere conto, assolti dalla Dea Ragione. A tutti costoro vale la pena ricordare un verso di Fabrizio De André:”Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti“. Veltroni ha avuto almeno il coraggio di sentirsi coinvolto. Raimo non ha avuto neanche il pudore di tacere.

Commenti

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  • FAUSTO 18 Febbraio 2020

    PURTROPPO L’ITALIA E’ PIENA DI CRETINI, DEFICIENTI, DELINQUENTI, ASSASSINI POTENZIALI E CEREBROLESI, QUESTO VERME NE E’ UN ESEMPIO

  • Mauro collavini 18 Febbraio 2020

    Vorrei ricordare a questo elemento che ramelli è stato. Ucciso da ragazzi di sinistra e chi uccide si mette automaticamente in pessima. Luce. Pertanto trovasse un altro lavoro perché quelli della sua. Parte sono una manica di violenti, assassini e cattivi consiglieri. Vorrei ricordare che sono gli stessi che nel dopoguerra uccisero addirittura. Ragazzi della. Loro parte politica, che negli anni 70 uccisero numerosi compagni di scuola in nome di cosa e che successivamente continuano a fare danni. Sinistroidi ma. Andare un po’ a quel paese

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