Una madre fragile al centro di “Un’ottima spiegazione”. Storia vera nell’Inghilterra anni ’20

mercoledì 19 Febbraio 16:41 - di Vittoria Belmonte

“Un’ottima spiegazione” è il romanzo d’esordio di Eleanor Anstruther (Rizzoli, p. 288, euro 18), basato sulla storia vera della famiglia dell’autrice. Al centro del romanzo la figura della nonna paterna della scrittrice, Enid Campbell, una madre che non sa far fronte ai doveri verso i tre figli e che viene trascinata dall’aristocratica famiglia da cui discende in una battaglia giudiziaria che la vedrà suo malgrado sconfitta. Tutto avviene negli anni Venti, tra le mura delle dimore lussuose dei duchi di Argyll, da cui l’autrice discende. La trama si avvolge attorno ai ricordi di Enid, ormai anziana e rinchiusa in una casa di riposo.

Lì, tra infermiere che la trattano come una vecchia capricciosa, la donna ripercorre nella memoria, mentre aspetta la visita della figlia Finetta, la sua vicenda esistenziale, fatta di malintesi, di non detti, di sentimenti inespressi, di tragedie consumate sotto l’occhio privo di compassione di chi assiste. Alla fine Enid appare come l’unica colpevole, causa una non curata depressione post partum, della caduta dalle scale del primogenito Fagus, che rimane cieco in conseguenza dell’incidente. Nonostante ciò Enid si rassegna a concepire con un marito che non ama un erede per la sua nobile famiglia, in modo da assicurare l’indivisibilità del patrimonio. Sopraffatta dal clima di ipocrisia e di indifferenza che la circonda Enid alla fine deciderà di fuggire, tracciando così un solco tra se stessa e i suoi familiari. Un atto che costituirà una rinuncia ai suoi affetti, e anche ai figli. Che la giudicano una madre incapace.

Enid, dopo un soggiorno presso una comunità di cristiani fanatici, cercherà a fatica di ricostruire la sua identità personale mostrando a se stessa che di quei figli è in grado di occuparsi, ma prenderà questa decisione quando ormai è troppo tardi. Il terzogenito, Ian, l’erede, sarà conteso tra lei e sua sorella Joan e per anni la vicenda si trascinerà nelle aule di tribunale finché sarà la stessa Enid a rinunciare a suo figlio in cambio del pagamento dei debiti contratti proprio per ottenerne la custodia.

Un romanzo tragico sulle opprimenti tradizioni familiari, sulla maternità, sulla mancata emancipazione femminile che conduce ad un’infelicità dura e senza scampo. Tutti temi sui quali va a posarsi la coltre di ipocrisia e di egoismo di una famiglia interessata più al buon nome e all’immagine sociale che agli affetti concreti e reali. Una storia narrata con uno stile raffinato e implacabile, capace di determinare un’atmosfera di cupa disperazione, proprio come il cuore della protagonista che man mano si indurisce sempre di più. Circondata com’è da cuori indifferenti che rafforzano un senso di scoramento intuibile fin dalle prime pagine e che aprirà la strada ai drammi che seguiranno. L’autrice si è basata sui racconti del padre, sulle lettere di famiglia e sui referti medici, riuscendo a dar voce al dolore inespresso di sua nonna e rendendo omaggio alla memoria del padre, bambino “venduto” per 500 sterline.

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