Tremila terroristi in Libia, Di Maio va a piangere da Sarraj. Solo ora si accorge del pericolo

giovedì 13 febbraio 10:28 - di Adriana De Conto
Di Maio

Il pericolo terrorismo che arriva dalla Libia spaventa il governo. E il ministro Di Maio in visita – lampo a Tripoli,  che va in ginocchio da Sarraj, non è certo un elemento rassicurante. Francesca Musacchio, sul sito Ofcs-report – ci fornisce un quadro dettagliato sulle notizie che arrivano dalla Libia  in merito alla presenza di miliziani jihadisti inviati dalla Turchia. La missione diplomatica del ministro degli Esteri è un tentativo di rimediare a vecchi, drammatici, errori di valutazione.

Cosa è andato a chiedere di Maio a Sarraj, il capo del governo di (presunta) unità nazionale? “Di fare un passo indietro rispetto all’accordo stilato con Ankara. Il supporto di Erdogan, infatti -scrive Francesca Mustacchio – si traduce in forniture di armamenti. Che servono a combattere contro il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica che vuole conquistare Tripoli. Ma quelle stesse armi finiscono in mano a quelli che, a tutti gli effetti, sono jihadisti arrivati dalla Siria”. L’emergenza terrorismo è alle porte, leggiamo nell’articolo che cita alcune fonti. Secondo le quali sono circa 3000 ormai in tutta la Libia, arrivati con aerei partiti dalla Turchia proprio allo scopo di trasferirli sul fronte nordafricano. 

Di Maio e l’immobilismo sul dossier Libia

E il nostro Ministro degli Esteri che fa? Di fronte a questo quadro inquietante corre in fretta e furia da Sarraj. Ma precedentemente erano stati inutili gli avvertimenti che negli ultimi mesi gli apparati di sicurezza hanno inviato al governo. A inquietare oltre al pericolo terrorismo, è stato l’immobilismo della Farnesina sul dossier Libia. Considerando anche il fatto che Di Maio è andato per la prima volta nel Paese dopo tre mesi dal suo insediamento). Tutto ciò ha facilitato gli accordi di Fayez al Sarraj con la Turchia, che oggi mettono a rischio l’Italia e i nostri interessi economici. Le ingenti forniture di armi e il trasferimento delle milizie jihadiste, arruolate in Siria sul fronte anti Haftar, hanno trasformato l’esecutivo di Tripoli in un governo fantoccio della Turchia. Un Erdogan che, come visto nel 2015, ha il «vizio» di ricattare l’Europa a colpi di migranti.

Che effetto avranno le suppliche del ministro a  Sarraj? Come verrà presa la richiesta di  ridimensionare la presenza della Turchia? “Bisogna fermare le interferenze straniere negative”, ha detto Di Maio. Parole scontate, “inutili, come inutile è stata la conferenza di Berlino che non è riuscita nemmeno a ottenere un serio accordo sul cessate il fuoco”. Sono proprio le parole Di Maio, a margine degli incontri, che emerge tutta la drammaticità della posizione italiana in Libia, leggiamo dal resoconto della visita. 

Una visita al termine della quale il ministro cinquestelle ha scritto un post su Fb: “C’è un rischio terrorismo che non possiamo sottovalutare, Paesi che ignorano la pace e che continuano ad armare le parti sul terreno. Non possiamo accettarlo”. Così si è espresso Di Maio dopo gli incontri a Tripoli con il premier Fayez al-Sarraj e il ministro dell’Interno Fathi Bashaga. “Stiamo avendo un approccio inclusivo, coinvolgendo tutte le municipalità libiche e dialogando con tutte le realtà. L’obiettivo è ristabilire le adeguate condizioni di sicurezza affinché le nostre imprese possano anche tornare ad investire”. E poi ha aggiunto: “Non è una strada, è la strada. Quella del buon senso e di chi ha davvero a cuore il destino del popolo libico e la sicurezza dei suoi cittadini”. Non basteranno i proclami buonisti.

Il “fattore” Angela Merkel

Il quadro internazionale è più complesso: “La vera svolta della conferenza di Berlino, spiegano fonti autorevoli della Farnesina contattate da Ofcs.report, sarebbe stata quella di “delegittimare Fayez al Sarraj perché, stipulando l’accordo con la Turchia, ha di fatto tradito il mandato che ha ricevuto dall’Onu”. Ma c’è un ma. Il fattore Germania. “A Berlino tutto era in mano alla cancelliera Angela Merkel, fortemente interessata a mantenere buoni rapporti con la Turchia per la questione dei migranti e non solo. Secondo il quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, il governo tedesco continua ad approvare l’esportazione di armi verso paesi che sono coinvolti nel conflitto in Libia. In particolare Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti e la stessa Turchia. Insomma, è un brutta situazione per l’Italia, con il terrorismo alle porte. E stare nelle mani di Di Maio ci terrorizza ancora di più.

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