Prescrizione, Conte sente aria di crisi e fa la faccia feroce: «Non accetto ricatti da Renzi»

giovedì 13 Febbraio 17:11 - di Valerio Falerni
Conte

«Non accetto ricatti da Renzi». Alla fine anche Giuseppi sbottò. In una maniera che nessuno, forse, s’aspettava: senza freni e senza peli (sulla lingua). Sì, Conte è davvero un fiume in piena. A margine del 73esimo anniversario della fondazione dell’Ucid (Unione Cristiana imprenditori e dirigenti), il premier parla delle lacerazioni della sua maggioranza come non ha fatto neanche il giorno dell’addio agostano di Salvini. Il bersaglio in questo caso, manco a dirlo, è l’altro Matteo, Renzi appunto. E non esita a bollarne il partito, Italia Viva, come «la maggiore forza di opposizione». E per di più «aggressiva e maleducata».

Conte attacca Iv: «Ormai è un partito d’opposizione»

Una situazione definita «un po’ paradossale e un po’ surreale». Parole che stanno ad indicare la consapevolezza di una crisi giunta al punto di non ritorno. È il blocca-prescrizione di Bonafede il pomo della discordia. Ma a Conte il furore garantista dell’ex-premier appare un po’ sospetto. Teme che lo sia diventato solo per sloggiarlo da Palazzo Chigi. «Un giorno sì e l’altro pure – si sfoga il premier – Iv dichiara che vuole produrre un atto di sfiducia nei confronti del ministro Bonafede. E in questi giorni vota costantemente con le opposizioni. Iniziative illogiche». Il sedicente Avvocato del popolo non ha dubbi con chi schierarsi: «Sfido gli italiani a comprendere – arringa – come può un compagno di viaggio minacciare la sfiducia di un ministro che non è solo il capo delegazione della principale forza di maggioranza relativa, ma è anche il ministro che abbiamo lodato tutti per la riforma del processo civile».

«Basta insulti a Bonafede»

Il problema, infatti, è la prescrizione. «È una riforma che a non tutti piace», concede Conte. Per questo, spiega, sono arrivate le mediazioni. Nel frattempo, però, come riconosce lo stesso premier quella legge «è già in vigore». E questo rende arduo capire come abbia potuto aggiungere che «non c’è nemmeno più la norma Bonafede». Quindi, si chiede, «lo si insulta per cosa? Lo si sfiducia per cosa? Perché da giovane trascorreva qualche nottata in discoteca a fare il dj?». «Credo – ha quindi concluso Conte – che Iv debba darci un chiarimento, non a me, ma a tutti gli italiani»’.

 

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