Pensioni, stangata in arrivo: la riforma del governo minaccia sforbiciate pesanti per tutti. Ecco perché

giovedì 13 febbraio 19:09 - di Redazione
Inps foto Ansa

La riforma delle pensioni potrebbe portare a un taglio sugli assegni finali: due ipotesi al vaglio del governo giungono a questa conclusione. Governo e sindacati stanno discutendo di una possibile riforma delle pensioni che sia sostenibile nei costi e che permetta di superare Quota 100 e la tanto dibattuta Legge Fornero.

Pensioni, stangata in arrivo

Ciò su cui si sta cercando di puntare – evidenzia money.it –è la flessibilità in uscita. Ma che come prezzo ha proprio il taglio sull’assegno finale. E le due proposte su cui si sta ragionando attribuiscono allo stesso un peso differente. Il governo ha inizialmente pensato alla Quota 102, che permetterebbe di andare in pensione con 64 anni di età e 38 anni di contributi. Questa proposta di riforma delle pensioni è però da sempre osteggiata dai sindacati, perché l’assegno finale deriverebbe dal calcolo contributivo, anche per la parte di contributi versati quando ancora in vigore c’era il solo sistema retributivo, vale a dire prima del 1996. Il taglio sarebbe penalizzante e arriverebbe fino al 30%. Se si considera una pensione di 2.000 euro con il taglio si arriverebbe a 1.400,00 euro.

Nella riforma al vaglio il governo punta sui tagli

La seconda ipotesi di riforma delle pensioni per garantire comunque la flessibilità in uscita prevederebbe un taglio sull’assegno finale più contenuto. La proposta già presentata dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta prevederebbe un’età pensionabile ferma a 67 anni, ma dando la possibilità di anticipare l’uscita anche di tre anni a chi può contare dai 36 ai 38 anni di contributi versati. Per ogni anno di anticipo la decurtazione dell’importo finale sarà del 2% fino quindi a un massimo del 6%, afferma ancora money.it. Per una pensione di 2.000 euro al netto della riduzione si arriverebbe a 1.780,00 euro. In ogni caso non sembra possibile andare in pensione in anticipo senza penalizzazioni. La seconda ipotesi di riforma sarebbe più vantaggiosa, ma la flessibilità si pagherebbe comunque con pensioni più basse.

 

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