Nonno Libero-Lino Banfi: «Vecchietti, niente paura, il coronavirus una cosa buona l’ha fatta…»

sabato 29 Febbraio 8:56 - di Paolo Sturaro

Nonno Libero in campo per regalare un sorriso. «Da bambino, quando ancora vivevo a Canosa di Puglia, ho avuto in serie tifo, paratifo, malaria ed epatite virale. Dovevo morire a dieci anni e oggi che ne ho 84 anni posso dire che quelle malattie mi hanno fortificato e rafforzato. Dunque, come Nonno Libero, dico a tutti i vecchietti come me di non avere paura del coronavirus e di stare tranquilli. Perché noi abbiamo gli anticorpi e siamo forti». E’ il messaggio che attraverso l’AdnKronos manda l’attore Lino Banfi.

Nonno Libero: il mio mestiere è far sorridere…

Nonno Libero gode di una popolarità e di una stima enorme tra gli italiani. Banfi è una colonna dello spettacolo. In questo caso parla quasi come personaggio di “Un medico in famiglia”, la fortunata serie televisiva della Rai. «Se muore un nonnino non è che abbia meno valore della morte di una persona più giovane» premette Banfi-Nonno Libero. «Ma visto il mio mestiere mi insegna a sorridere e far sorridere anche nei momenti tristi. Allora possiamo dire che almeno una cosa buona questo coronavirus l’ha fatta: ha insegnato a tutti gli italiani l’abitudine di lavarsi le mani, spesso e bene».

«Ponzio Pilato ci avrebbe fatto un baffo»

«Prima, magari, erano di più quelli che “se ne lavavano le mani”. Certo, da questo punto di vista, Ponzio Pilato ci avrebbe fatto un baffo e non avrebbe avuto proprio nulla da temere da questo coronavirus», replica Banfi-Nonno Libero. «Ma presto, nessuno di noi avrà più motivo per averne paura e ne rideremo».

Il messaggio di Carlo Verdone

Il giorno prima era intervenuto Carlo Verdone. «E’ strano che nel 2020 ci troviamo in una situazione quasi da Medioevo, manzoniana… mamma mia!». Il messaggio su Facebook ai suoi fan ha raccolto 25mila “like”. Carlo Verdone aveva spiegato perché il suo ultimo film non fosse uscito in sala commentando così la situazione di emergenza caronavirus.  «Il mio pensiero va alle persone che stanno soffrendo, che stanno combattendo», aveva aggiunto il regista e attore romano. «Cioè a quelli della “zona rossa” che sono bloccati, isolati. Ai piccoli esercizi, alle grandi industrie, al turismo. Ecco, quelli sono problemi forse più grossi di quelli di un film»

Commenti

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  • Alberto Monesi 1 Marzo 2020

    Mi ricordo che mio padre,classe 1915 ,quando io ero bambino,mi insegnava a lavarmi le mani cominciando per prima cosa arrotolando le maniche e, ad insaponare gli avambracci partendo dai gomiti,per scendere fino alla mani ed alla dita.Poi si sbatteva l’asciugamani per pulirlo da eventuali sporcizie che potevano averlo contaminato ed infine si procedeva ad asciugarle.E’ un modo simile a quello che usano ancora i chirurghi prima di entrare in sala operatoria.

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