La destra non sminuisca il rischio di certi simboli nefasti che ricompaiono spesso

venerdì 14 febbraio 12:28 - di Andrea Migliavacca

Riceviamo da Andrea Migliavacca e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Ciclicamente compaiono simboli (e frasi) legati ad un momento oscuro della nostra recente storia, i quali rievocano fantasmi e ideologie, che (dall’una e dall’altra parte) sembravano appartenere ad un brutto ricordo della nostra memoria, individuale e collettiva.

Evidentemente non è così.

La svastica (nera o rossa), che si tratteggia facilmente – immagino – con due spruzzi di vernice, sottende un gesto rapido nell’esecuzione. Chi la osserva, oggi più che in passato (per intendersi 10, 20 o 30 anni fa), riceve un diverso impulso. Molteplici sono i fattori che inducono ad una riflessione. L’età anagrafica, la sensibilità politica o semplicemente la consapevolezza di ciò che quella rappresentazione grafica ha sotteso.

Non sempre chi la raffigura rispetta l’orientamento dei segmenti; e questo induce a ritenere che il gesto rappresenti un goffo tentativo di generare indignazione, o semplicemente la stupidità di chi vuole imbrattare un muro, un monumento od un luogo di culto, per affermare la propria effimera esistenza.

Eppure, per chi avesse lo scrupolo di approfondire la storia, la svastica non nasce col nazismo (ideologia intrisa di esoterismo), che ne ha colto la potenza (non solo grafica), ma dalla religione di popoli antichi.

La svastica, la croce ebraica ed altre scritte infami, che rievocano la persecuzione di un popolo, nel 2020 riappaiono con crescente frequenza, destando l’attenzione e provocando clamore mediatico, talvolta giustamente, talaltra con ingiustificata enfasi.

È un fenomeno da non sottovalutare, soprattutto a destra, perché chi oggi appartiene o si identifica in da quella parte abbia la consapevolezza di comprendere che certi errori, divenuti orrori, non si ripetano; lo affermi con decisione e si indigni ogni qualvolta uno stupido rappresenti quei simboli per colpire una persona o la collettività; prenda le distanze ed esorti l’autorità a trovare e perseguire i responsabili.

Il nostro Paese è diviso ed indebolito per molti aspetti, soprattutto per una scarsa coesione ed una inconsistente unità di intenti: l’attuale assetto politico lo dimostra quotidianamente.

Solo con una forte presa di coscienza, superando il negazionismo ed alcuni tabù, si potrà contrastare l’uso strumentale che certa sinistra (la gran parte) fa di questi simboli, agitando quei fantasmi, oramai sbiaditi e lontani, che giova rievocarli solo per finalità elettorali.

La storia e la memoria ci siano di insegnamento, perché nessuno possa essere accusato di essere portatori di nei confronti di un diverso credo religioso o politico e/o per la diversa etnia, esattamente come ci insegna la Carta Costituzionale.

Per inciso, il termine “razza”, che i padri costituenti hanno adoperato all’art. 3 della Costituzione, ancora vigente, oggi viene considerata discriminatoria e quindi adeguandoci, adottiamo la più neutra parola “etnia”.

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