Il mistero del “divino” Raffaello in un romanzo storico dalle tinte gialle

mercoledì 12 Febbraio 12:49 - di Redazione

Nell’ambito delle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario della morte di Raffaello si segnala la pubblicazione di un romanzo storico su vita e morte dell’Urbinate. Il libro si annuncia come un importante contributo allo studio ed all’approfondimento della personalità e della statura umana del divino pittore. Secondo i canoni classici della storia romanzata, il racconto fa rivivere l’esistenza e l’ascesa artistica dell’Urbinate in dialettica connessione con i più illustri personaggi dell’epoca, papi, mecenati e intellettuali.

La narrazione del libro, icasticamente intitolato “Chi ha ucciso messere Raffaello?”, si tinge presto dei toni tipici del “giallo”, evocando ombre cupe di mistero su una vicenda densa di colpi di scena e sconvolgenti epifanie. L’impianto romanzesco resta però sempre ancorato ad una rigorosa fedeltà al dato storiografico. Un rigore che si afferma anche in un’attenta ricerca filologica nella ricostruzione del linguaggio parlato in epoca rinascimentale e nella puntuale descrizione dell’architettura dei luoghi della narrazione e degli usi e costumi in auge in quel tempo. Il testo assume così uno spessore di solida valenza culturale.

Papa Leone X, Giovanni de’ Medici, ordina ad un dotto frate fiorentino di indagare sulle cause della morte di Raffaello. Ricciardo, il giovane monaco allievo ed assistente dell’inquisitore, redige in vecchiaia una cronaca di quella investigazione condotta in Roma dal suo carismatico maestro, che “amava stupire i suoi interlocutori, convinti dal suo dire che godesse di un potere e di un acume miracolosi”. Il racconto si sviluppa così in un avvincente crescendo di sospetti e misteri, fino alla sconvolgente risoluzione finale, che ruota intorno alla tormentata sostanza ispiratrice, filosofica e teologica, dell’ultimo capolavoro realizzato da Raffaello, la Trasfigurazione.

Autore del romanzo è il giornalista e scrittore Carlo Cozzi, narratore già apprezzato dai lettori per il suo “giallo felliniano” Il collezionista di sogni.

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