Graviano e le sue perle: «Berlusconi traditore», «Riina democratico che impedì le stragi jihadiste»

venerdì 7 febbraio 15:58 - di Gioacchino Rossello
Graviano dixit

Berlusconi traditore”. Giuseppe Graviano squarcia col suo acuto la settimana di Sanremo. E ci riporta alle stagioni di mafia. Quelle orrende delle stragi, degli attentati, delle trattative vere o presunte. Il boss palermitano di Brancaccio, è in teleconferenza. Ma quella che canta è una cover, melodia già nota: il Cavaliere mafioso. E se non proprio mafioso, sodale. E, comunque, amico degli ‘amici degli amici‘. Ritornello celebre. Non è sul palco dell’Ariston. Risponde alle domande dei giudici di Reggio Calabria da un canale video. Testimonia. E dopo 26 anni di galera (sconta l’ergastolo) canta la sua verità. Così finisce dritto a verbale e sulle agenzie di stampa quel “Berlusconi fu un traditore“. E non solo. Perchè prima del tradimento suddetto “avevamo un rapporto bellissimo“, “cenavamo anche insieme“. Roba che, quasi quasi, uno se l’immagina la tavolata, la pasta con le sarde e il mezzo litro “in un appartamento di Milano tre“. Graviano latitante, col cugino. E Berlusconi, imprenditore lanciatissimo, voglioso di intestarsi quell’amicizia così intrigante. Da “latitante l’ho incontrato almeno tre volte“, ripete l’ergastolano. Perchè, sia chiaro!, Graviano, a Milano faceva la bella vita. E “tra shopping e teatri” una cenetta col Berlusca, che volete, era il minimo. Probabile pure che, a tavola, abbia anche spiegato al Cavaliere della sincerità democratica di Totò Riina. Perchè il Capo dei Capivoleva la democrazia“, rivela Graviano. E per questo, aggiunge, i mafiosi reazionari tentarono di eliminarlo. Non crediate ad uno scherzo: l’ha detto davvero. Aggiungendo che il  corleonese avrebbe anche impedito “le stragi islamiche in Italia“.

Graviano: “Berlusconi tradì”, “Riina democratico”

Ecco, quello di sopra è soltanto un riassunto. Molto sunto, ma fedele. Perchè di perle, Giuseppe Graviano da Palermo, mafioso ergastolano, ha deciso di regalarne con dovizia. In questa che più che una deposizione sembra uno show. L’assunto è il tradimento. Dramma interiore che oggi lo spinge a spiegare, parlare. La chicca, golosissima, è appunto che “Berlusconi fu un traditore”. Sul resto ovviamente si sorvolerà. Eviteranno la storia di Totò Riina benemarito democratico: non reggerebbe alle pernacchie. Men che meno quella di apostolo dell’antiterrorismo contro la barbarie jihadista. Ma, ecco, sulle cene amichevoli col Cavaliere e sul suo “tradimento”, vedrete!, sapremo di tutto e di più. Ci si può scommettere. Quel “Berlusconi prese le distanze e fece il traditore” sibilato nella conversazione col sodale, Umberto Adinolfi, e “intercettata” durante l’ora d’aria è un punto fermo. Fondamentale. Ce n’è per qualche settimana di articoli, di interviste e di meticolose ricostruzioni. Per almeno un mesetto di talk show, documentari e servizi vari. Troppo giusta la “notizia”. Il virus cinese comincia a stancare. Sanremo, finirà presto. Berlusconi mafioso è un evergreen.

 

 

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