Giorno del Ricordo, Conte: «Ricordare è dovere morale, troppi anni di oblio. Negare è antistorico»

lunedì 10 febbraio 17:27 - di Giorgia Castelli
Giorno del Ricordo

«Il Novecento è stato, purtroppo, il secolo delle atrocità, delle guerre, dell’odio razziale, degli stermìni di massa. Gli uomini si sono macchiati di violenze che mai avrebbero potuto essere immaginate. Accecati dalle diversità, dalle ideologie, dalle differenti appartenenze etniche, sociali, culturali o nazionali». Così Elisabetta Casellati, nel suo intervento al Senato, del Giorno del Ricordo, dedicato alle vittime delle Foibe. Una commemorazione organizzata col presidente della Camera.

Giorno del Ricordo, Casellati: «Un genocidio di ferocia inaudita»

«In questo scenario – ricorda – il dramma delle Foibe assume i contorni di un genocidio di ferocia inaudita, inaccettabile, ingiustificabile. Dopo le prime esecuzioni, risalenti ai giorni immediatamente successivi all’otto settembre del 1943, si susseguirono gli eccidi. Le deportazioni, i soprusi». E poi ancora: «Ricordare le Foibe e le decine di migliaia di vittime, l’esodo, è un imperativo morale. E un insegnamento fondamentale da trasmettere alle nuove generazioni. Per troppi anni su questo dramma c’è stata una sorta di guerra civile culturale». Una guerra, ha detto ancora, «che ha dato vita ad un negazionismo antistorico, anti-italiano e anti-umano».

L’incontro con le federazioni degli esuli

Prima delle celebrazioni in Aula al Senato, l’incontro con le federazioni degli esuli. Il premier Conte, Casellati e Fico hanno incontrato il presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati Antonio Ballarin.

Giorno del Ricordo, Fico: «È calato il silenzio sugli italiani uccisi»

Subito dopo l’intervento della Casellati la parola è passata al presidente della Camera, Roberto Fico.  «Oggi riaffermiamo che quelle pagine drammatiche di storia appartengono a tutti gli italiani. E sono pertanto parte integrante della coscienza civile della intera comunità nazionale». Per lunghi decenni, ha sottolineato Fico, «è calato il silenzio sulle migliaia di italiani uccisi dalle autorità comuniste jugoslave. E sul fatto che le vittime non erano soltanto i membri dell’apparato repressivo nazifascista ed elementi collaborazionisti. Ma anche membri delle forze dell’ordine italiane, partigiani che non accettavano l’egemonia jugoslava. E soprattutto semplici cittadini inermi. Erano persone».

Fico: «Dimenticata la sorte di chi fu costretto a fuggire»

«Allo stesso modo è stata dimenticata la triste sorte di migliaia di persone costrette a fuggire dalle loro case. Dalla terra in cui erano nate e vissute. Private della loro dignità e dei loro diritti umani fondamentali – ricorda la terza carica dello Stato – Un silenzio che ha avvolto spesso pure le persecuzioni degli italiani rimasti, condotte dalle autorità jugoslave anche dopo la fine della guerra, fino agli anni Cinquanta. Queste vicende sono state in sostanza confinate – ingiustamente – nella memoria privata degli esuli e dei loro discendenti». E infine: «La dura repressione nazifascista nella Jugoslavia non possono essere in alcun modo considerate quale giustificazione delle atrocità commesse contro gli italiani inermi. Lo dico – sottolinea – con la forza e l’autorevolezza che ci dà la Costituzione. Che si fonda proprio sulla resistenza e sui valori antifascisti».

Conte: «Ricordare è dovere morale»

Il premier Conte nel suo intervento ha detto: «Non è solo il numero di coloro che persero la vita soprattutto tra l’autunno del 1943 e la primavera del 1945 a sconvolgerci e ad imporci il dovere morale di ricordare. Le modalità in cui vennero decise le sorti di tanti italiani furono efferate. Esecuzioni sommarie, reclusioni in campi di detenzione, uomini vivi e morti gettati negli abissi delle Foibe. Inghiottiti – per tanti, troppi anni – dall’oblio e dal silenzio».

Il premier: «Violenza indiscriminata»

Conte ha sottolineato che «il territorio dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia, luoghi già martoriati dagli orrori degli anni precedenti, conobbero un’ulteriore ondata di violenza. Ideologica, sociale ed etnica. Esercitata in maniera indiscriminata su quegli italiani che scamparono allo sterminio, anche persone totalmente estranee a qualsiasi legame con il regime fascista. Cominciò il drammatico esodo verso l’Italia: paesi e città si spopolarono della secolare presenza italiana. Sparirono lingue, dialetti e una cultura millenaria risalente agli insediamenti romani e consolidatasi con la Repubblica di Venezia. Vennero smantellate reti familiari, sociali ed economiche. Furono esiliate storie, diversità, pluralismo e convivenza, sui quali si era forgiata nei secoli la civiltà di quei luoghi».

Il premier ha dato atto dunque del silenzio vergognoso su una pagina drammatica della storia italiana ma ne ha anche approfittato per mettere in guardia contro i rischi di nuovi nazionalismi:  “E’ importante non dimenticare, non sottovalutare mai il rischio di nuovi nazionalismi, di nuovi odi e divisioni, di nuovi oblii. ‘Mai dimenticherò quella notte…, mai dimenticherò quel fumo… quelle fiamme…quel silenzio’ scrisse Elie Wiesel, testimone di crimini indelebili contro l’umanità. Il Giorno del Ricordo serve per sentire quel ‘mai dimenticherò’ come nostro, come appartenente ad ognuno di noi, alla storia nazionale e alla storia d’Europa”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

In evidenza