Coronavirus, Speranza rassicura. Ma sui bambini tornati dalla Cina non sa che pesci pigliare

domenica 9 febbraio 18:17 - di Michele Pezza
Speranza

«La salute vale più dell’economia». La frase è del ministro Speranza. Lui la salute è tenuta a garantirla per ruolo. Ma le sue parole le sottoscriverebbe chiunque, persino il più rapace e spregiudicato degli affaristi. Il problema, infatti, non è se sia giusto, ma se sia vero. Nel senso che a queste parole stiano seguendo fatti consequenziali. Ci permettiamo di dubitarne. E sì, perché da un lato il ministro ribadisce lo stop ai voli “da” e “per” la Cina e dall’altro lascia alle famiglie la scelta tra casa e scuola per i bambini tornati da quella stessa nazione. È tutto riscontrabile nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Non per questo si può dire che nel governo la confusione regni sovrana. Ma è abbastanza per dedurne, al di là delle dichiarazioni di facciata, che il  Conte-bis non parla né agisce come un solo uomo.

Intervista di Speranza al Corsera

A maggior ragione se si considerano le spinte che arrivano dal mondo della finanza e degli affari. La business community italiana è preoccupata dal sostanziale e forzato embargo alla Cina. Bloccare i voli significa rinunciare a tante cose e a tanti soldi. Solo ieri il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha lanciato un vero e proprio allarme sugli effetti negativi che il coronavirus cinese produrrà sul nostro Pil. Sulla sua scia si muove anche Confindustria. Senza trascurare la visita del presidente Mattarella all’istituto “Manin” di Roma, quartiere Esquilino, la Chinatown della Capitale.

Giovedì a Bruxelles i ministri Ue della Salute

Contorcimenti, mugugni e azioni che lasciano intravedere pressioni sull’esecutivo, di cui la stessa intervista di Speranza è ulteriore indizio. Non è solo per caso che il ministro abbia sottolineato che «il modo migliore per aiutare un Paese amico è contenere questo virus». Parole rivelatrici di una preoccupazione molto forte tra gli imprenditori. Il timore, cioè, che un’Italia preda di allarmismi eccessivi possa essere sostituita dai partner europei negli scambi commerciali con Pechino. Lo stesso Speranza ha annunciato che giovedì incontrerà i suoi omologhi europei a Bruxelles. Un vertice, ha tenuto a sottolineare, chiesto «con forza» proprio da lui. A conferma che i timori della business community italiana non sono poi così infondati.

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