Coronavirus ko, spunta una vernice “made in Italy”. Appello al governo: “La diffonda”

martedì 25 Febbraio 10:57 - di

Si applica sui muri come una normalissima vernice e – a contatto con i batteri presenti nell’aria – li uccide in pochissimo tempo. Ma, sospetta il suo inventore Massimo Bernardoni, potrebbe tornare utile anche nella lotta al coronavirus. Sempre che le istituzioni rispondano alla sua richiesta di testare il prodotto con campioni di Covid-19, in aumento di contagi.

L’arma segreta contro il coronavirus

Il prodotto ‘magico’ è l’Airlite, una delle innovazioni più rivoluzionarie nel campo della lotta all’inquinamento, una vernice fotocatalitica capace di ‘mangiare lo smog’. Ma che in laboratorio ha dimostrato una incredibile capacità antimicrobica eliminando persino batteri geneticamente modificati come lo Staffilococco Aureus Mrsa. Che trova il suo habitat principale negli ospedali e che può anche essere letale se si diffonde nel sangue o nel cuore.

Abbiamo già testato la nostra vernice con una quindicina di batteri, dai più virulenti a quelli più resistenti agli antibiotici. Li abbiamo eliminati in due ore – spiega Bernardoni all’Adnkronos -, Teoricamente, potrebbe eliminare anche il coronavirus. Per questo abbiamo chiesto all’Istituto Superiore di Sanità di poter fare questa sperimentazione, ma stiamo aspettando una risposta”.

I test danno risultati sorprendenti

I risultati dei test consultati dall’Adnkronos parlano chiaro: per lo Staffilococco Aureus i test condotti presso la alla Sapienza di Roma, all’istituto di Microbiologia, evidenziano un abbattimento del 99,9% già in due ore e in condizioni di buio (l’Airlite accelera la sua efficacia con la luce). Stesso dato per la Klebsiella pneumoniae, un batterio in grado di causare infezioni con gravi complicazioni, dalla polmonite alla bronchite, molte ‘condivise’ appunto con il coronavirus.

Nei test condotti a Bangkok dell’Sgs la Salmonella typhimurium, ‘colpevole’ della salmonellosi, viene praticamente azzerata in 24 ore. Infine secondo l’EMSL di Houston, uno dei più accreditati laboratori del genere negli Stati Uniti, un pannello ricoperto di Airlite – se esposto al buio – può in 4 ore ridurre del 59% la presenza del batterio Clostridium difficile, responsabile di malattie negli ambienti nosocomiali. Se invece si accende una luce qualsiasi, la percentuale di batteri ‘uccisi’ sale al 99%.

Quella alla base della pittura Airlite – ricorda Bernardoni – “è una multitecnologia che fa più cose contemporaneamente. Elimina tutto cio’ che è organico e viene a contatto con la superficie. In più riduce gli elementi inquinanti e abbassa anche la temperatura degli ambienti”.

La vernice ammazza batteri già utilizzata in ospedale

Non a caso – ricorda – “è già adottata da moltissimi ospedali per la capacità di eliminare le infezioni”, Mentre in Italia la ‘vetrina’ più eclatante è quella rappresentata dal cosiddetto Traforo che a Roma collega Via Nazionale con Via del Tritone. Si tratta di uno dei punti storicamente più inquinati della Capitale, a lungo praticamente impercorribile (“Le rilevazioni che abbiamo fatto prima di intervenire sono impressionanti” spiega l’imprenditore-inventore).

L’appello al governo per il coronavirus

Nel 2007 Airlite ottenne di ripulire e ridipingere con la sua pittura bianca l’intero tunnel: e i risultati – ha ammesso Bernardoni – “hanno sopreso persino me” con un dimezzamento dei valori di NOx e l’eliminazione di tutti i picchi. E dopo tanti anni, il tunnel è ancora perfettamente pulito ed ‘efficiente’. Secondo il suo inventore la vernice mantiene per centinaia di anni inalterato il suo potere di inglobare e neutralizzare gli agenti inquinanti.

Ma se la capacità della polvere di Airlite di ripulire l’aria è ormai riconosciuta a livello mondiale (il primo anno di produzione è stato venduto tutto all’estero e di recente la società che la realizza ha chiuso con successo una campagna di crowdfunding per un milione di euro), la sfida Covid-19 che questa eccellenza del ‘Made in Italy’ potrebbe affrontare rischia di essere davvero epocale. Purché le risposte – e i via libera – non arrivino troppo tardi.

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