Coronavirus in Toscana, Burioni rilancia l’allarme di FdI: «I cinesi vanno messi in quarantena»

19 Feb 2020 10:27 - di Lucio Meo

«Speriamo che la Regione Toscana ci ripensi». L’appello è al presidente Enrico Rossi, l’auspicio è espresso dal virologo Roberto Burioni riguardo alla gestione dei circa 2.500 rientri previsti dalla Cina in Toscana. In merito ai quali l’esperto invita ad “adottare la massima prudenza”, come già aveva fatto, nei giorni scorsi, il centrodestra e FdI.

Burioni e il silenzio dei Rossi sulla quarantena

Il nodo è la quarantena. «Non riesco a capire – scrive Burioni su “Medical Facts” – per quale motivo la Regione Toscana si intestardisca ad affermare che la quarantena non è necessaria. A quanto leggo dai giornali, circa 2.500 persone stanno tornando dalla Cina nella regione. Scrivo di proposito ‘persone’, in quanto la nazionalità, la provenienza, il sesso e qualunque altra caratteristica di questi 2.500 è totalmente irrilevante. Il coronavirus infetta tutti, senza distinzioni».
Tornano dalla Cina – incalza l’esperto – un luogo dove è in atto una gravissima epidemia, della quale è molto difficile interpretare i numeri. Quelli ufficiali sono molto poco attendibili e istituti molto autorevoli, come l’Imperial College di Londra, stimano che solo una minima parte delle infezioni venga correttamente diagnosticato. Come risultato, è complicato sapere la vera situazione nelle varie regioni della Cina; sarebbe quindi opportuno, a mio giudizio, adottare la massima prudenza».

Chi indaga su eventuali soggetti contagiati?

«Uno o più di questi 2.500 individui che ritornano dalla Cina potrebbe essere infettato, essere momentaneamente in perfetta salute e tra qualche giorno ammalarsi. Infettando altre persone e iniziando una pericolosissima catena di contagi che a quel punto potrebbe essere molto difficile da fermare».

Secondo il virologo la quarantena “sarebbe un minimo sacrificio per i 2.500 cittadini, che porterebbe però una grandissima sicurezza per tutti gli altri. Nessuno pretende che vengano rinchiusi in un carcere: basterebbe chiedergli di rimanere a casa per due settimane”, evidenzia. “Limitandosi, come leggo, ad aprire un ambulatorio nel quale queste persone potranno recarsi in caso di malattia (quindi troppo tardi), la Regione Toscana decide di fare correre ai suoi cittadini un rischio evitabile con un minimo disagio per pochissimi di loro. La decisione è a mio giudizio sbagliata“.

La speranza di Burioni è “che una buona dose di fortuna possa compensare l’azzardo”. «Se non succederà niente, qualcuno dirà che è stato un allarme inopportuno. Certamente sono gli stessi che quando rivendono l’automobile con l’airbag intatto si lamentano della spesa che hanno sostenuto per qualcosa che si è rivelato inutile, perché non sono andati a sbattere».

Commenti

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  • roberto 19 Febbraio 2020

    Ma, il ministro della sanita’ cosa dice?