Coronavirus, appello della virologa Ilaria Capua: “Le aziende italiane pensino al telelavoro” (video)

mercoledì 12 Febbraio 16:45 - di Carlo Marini

Ilaria Capua, la virologa di fama mondiale, ha spiegato a La7 lo stato della ricerca sul coronavirus. “Si tratta di un’infezione provocata da un virus completamente nuovo, il quale non ha nulla che ferma la sua corsa, non esistono anticorpi, la popolazione è completamente scoperta”.

La professoressa Capua ha quindi lanciato un accorato appello alle aziende italiane.  “Ogni malattia infettiva ha un periodo di incubazione, durante il quale il soggetto infetto non mostra sintomi. Le aziende che hanno la possibilità di far lavorare con il telelavoro, per piacere comincino a pensarci. Questa infezione arriverà in Italia, farà il giro del mondo, combinerà dei guai nei Paesi più poveri e quindi organizziamoci”.

Ilaria Capua: “Opportuna la quarantena della Cina”

Ilaria Capua risponde alle domande di Myrta Merlino da Roma, dal suo ufficio alla Florida University. Qui è docente e ricercatrice presso il One Health Center of Excellence, l’istituto delle malattie emergenti. Virologa di fama internazionale, eletta “mente rivoluzionaria” dalla rivista Seed e nella top 50 degli scienziati del pianeta secondo Scientific American. “La Cina si sta comportando come gli eroi di Chernobyl. Se la Cina non avesse messo in quarantena le province, in questo momento ci sarebbero molti più infetti in giro per il mondo”.

La Protezione civile controlla i passeggeri negli aeroporti

Sono 124.202 i passeggeri controllati ieri nell’ambito delle attività messe in campo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus sul territorio nazionale, prosegue la sorveglianza sanitaria dei passeggeri provenienti dall’estero in tutti gli aeroporti italiani. Lo fa sapere il Dipartimento della Protezione Civile. Oltre 800 medici e volontari di protezione civile sono impegnati nei controlli sanitari dei passeggeri in arrivo negli scali aeroportuali. Il sistema di monitoraggio prevede l’impiego di team misti composti da personale medico dell’Ufficio di sanità marittima aerea e di frontiera – Usmaf – e da volontari delle organizzazioni nazionali e regionali di protezione civile e della Croce Rossa Italiana, con il supporto dei presidi medici aeroportuali. La temperatura corporea viene rilevata da termometri laser e dove presenti da termoscanner.

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