Caro Travaglio, perché accontentarsi? Nessuno vieta ai grillini di essere intransigenti “e” coglioni

martedì 4 febbraio 12:45 - di Marzio Dalla Casta
Travaglio

Come un supplente della sesta ora in una classe di ripetenti Marco Travaglio si sgola ma nessuno lo sente. I suoi Cinquestelle sono ormai fuori controllo e ogni tentativo di riportarli sulla diritta via risulta vano. Cosicché il Supplente ha deciso di lasciar riposare l’ugola per passare alle maniere forti. E poiché è anche un fine psicologo, per non punire solo i suoi protetti ha associato nel supplizio anche le  sardine finora sguazzanti nell’affollato mare di Repubblica. Un colpo agli uni e uno alle altre. Scudisciate a terga alterne, ben sintetizzate in un editoriale dal titolo inequivocabile: «Intransigenti o coglioni». Un dilemma che più cornuto non si potrebbe e che avrà certamente messo i brividi ai suoi destinatari, appunto i cari grillini e le care sardine.

L’editoriale di Travaglio sferza anche le sardine

A Roma dicono quanno ce vò ce vò. Lo stesso avrà pensato Travaglio mettendoli alla prova per poi attenderli al varco del prossimo editoriale. Ora sta a loro, soprattutto ai grillini, dimostrare che sono rimasti intransigenti senza essersi trasformati in coglioni. Facile a dirsi, più difficile da dimostrarsi. Tanto più che anche in questo caso il direttore del Fatto non ha lasciato loro molta libertà di manovra. Anzi, ha di nuovo preteso la solita mission impossible: insistere sulla prescrizione by  Davigo e non mollare sulla revoca delle concessioni autostradali ad Atlantia, cioè ai Benetton e quindi alle sardine in foto-ricordo e in definitiva a Repubblica. Ovviamente stando attenti a non far sbattere il culo per terra all’Avvocato del Popolo, al secolo Giuseppi Conte.

La mission impossible dei 5Stelle

Mission impossible, appunto. Cosa che non ti riesce neppure se chiedi aiuto a quelli dell’Amaro Montenegro o a MrWolf. Già, come si fa a coniugare Bonafede con Renzi, cioè – mutuando dal lessico di Travaglio – la fine della prescrizione con l’aspirazione all’impunità? No, non si può. È una banale questioni di numeri, cioè di maggioranza e quindi di democrazia. Si chiama principio di realtà. Ed lo stesso che faceva dire a Gramsci che a battere la testa contro il muro «si rompe la testa e non il muro». Certo, c’è anche chi resta convinto del contrario. La dimostrazione vivente che non è affatto vietato essere «intransigenti coglioni». 

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