Caos sui numeri dei casi positivi, ora si insiste sul numero dei guariti: già 37 in Lombardia

giovedì 27 Febbraio 14:00 - di Redazione
caos sui numeri

Caos sui numeri dei casi positivi in Italia. Ora è mutata la strategia del governo: basta allarmismi e tamponi solo a chi ha sintomi conclamati o è stato a contatto con persone contagiate. Il dubbio sui numeri forniti fino ad oggi lo ha sollevato Walter Ricciardi, consigliere del ministro Speranza e membro dell’Oms, in un’intervista al Corriere.

I dati della Protezione civile

Cosa ha detto Ricciardi? Che i casi davvero confermati dall’Istituto superiore di sanità sono inferiori a quelli complessivi forniti dalle Regioni. Questo perché l’Iss fa una verifica sui dati risultati dai tamponi eseguiti. E i tamponi sarebbero stati troppi, cioè eseguiti anche su pazienti asintomatici. In questo modo l’informazione sull’epidemia diventa confusa. La situazione oggi è la seguente: 528 i casi positivi ma confermati dall’Iss al momento 282. Ma nel frattempo i casi positivi coinvolgono anche altre regioni: Campania, Puglia e Abruzzo e le vittime sono salite a 14 unità ma – ha detto il capo della Protezione civile Borrelli – anche per le vittime si attende la conferma ufficiale dell’Iss.

Caos sui numeri, c’è duplice valutazione

Assistiamo dunque a duplici valutazioni: quella delle Regioni e quella dell’Istituto superiore di sanità. Per tale ragione Borrelli nel punto stampa di metà mattina si è concentrato sulle notizie positive: sono 37 le persone guarite in Lombardia su 305 casi positivi riscontrati. Guariti anche due dei tre casi riscontrati in Sicilia. In tutto i guariti (con l’aggiunta dei tre pazienti del Lazio) sono 42.

Dell’emergenza sanitaria in atto ha parlato anche il direttore dello Spallanzani Giuseppe Ippolito. “In Italia – ha detto – sono stati fatti test oltre le indicazione previste dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), per uno scrupolo delle regioni. Ma trasformeremo questi test in più in una risorsa per la ricerca”.

Ippolito: a giorni risposte sul paziente zero

“Si sta lavorando – ha aggiunto – affinché in Italia vengono comunicati, per il coronavirus, solo i casi positivi e clinicamente evidenti, dunque con sintomi, i pazienti in rianimazione e i morti. Esattamente come avviene negli altri Paesi del mondo”. “I casi positivi e i tamponi fatti per qualsiasi altro motivo, andranno in una lista separata, estremamente importante per la definizione della situazione epidemiologica”. E’ poi tornato sul “paziente zero” finora introvabile. “Quello che inizialmente era stato indicato come paziente zero” di nuovo coronavirus in Italia “non ha gli anticorpi, quindi è escluso sia lui. C’è un’indagine in corso e ci saranno risposte nei prossimi giorni”.

Ippolito ha inoltre fatto una distinzione tra essere positivi al virus e essere contagiosi.  “Essere positivo al Covid-19 non significa essere contagioso. Ma le persone positive devono stare ‘fuori dal circuito’, quindi isolati”. “Il periodo di contagiosità – ha precisato Ippolito – è diverso dal periodo di trasmissione. La probabilità massima in cui c’è trasmissibilità del virus è il momento in cui la persona è sintomatica”.

 

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