Stop all’allarmismo. Per il virologo Burioni non dobbiamo farci prendere dal panico: “Ecco cosa fare”

domenica 26 gennaio 22:00 - di Redazione
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Allarmismo no.”‘Siamo di fronte a un virus nuovo però non dobbiamo farci prendere dal panico perché qui in Italia il virus ancora non c’è”. Lo ha detto Roberto Burioni, intervenendo a Che tempo che fa sul Coronavirus. “Nella lotta con questo virus abbiamo un vantaggio e uno svantaggio. Il vantaggio molto grande è che sappiamo già fare la diagnosi. Quindi in questo momento quando vediamo una persona sappiamo dire con certezza se è infettata o meno. Lo svantaggio purtroppo è che questa malattia può essere trasmessa anche da individui che non hanno sintomi. Non sappiamo quanto, però può accadere. Quindi questo potrebbe rendere più difficile la lotta contro questo virus. Però niente allarmismo. E soprattutto non c’è nessuno motivo di evitare i cinesi, di non andare nei ristoranti cinesi, sono comportamenti senza senso. In questo momento c’è l’influenza quindi chiunque di origine asiatica ha un po’ di tosse viene messo tra i casi sospetti. E questo non va bene, perché genera allarme nella popolazione. Quello che noi dobbiamo fare è invece usare la testa, la ragione”.

No allarmismo, ma il vaccino ancora non c’è…

Sull’ipotesi di un vaccino, Burioni dice: ”Quando dicono che i vaccini sono troppi, io ho sempre detto che i vaccini sono pochi, in questo caso non ce l’abbiamo. Penso che questa partita ce la dovremmo giocare senza, per una futura situazione come questa sarebbe opportuno investirne la ricerca e avere un vaccino per il futuro. Nell’immediato è improbabile, quindi dobbiamo combattere usando una sola arma: ostacolare la diffusione”. Poi, le indicazioni utili: ”Non andate in Cina, punto e basta. Chi arriva dalla Cina deve stare attento, perché questa malattia sembra che abbia un’incubazione da 1 a 14 giorni. Chi torna dalla Cina, nel malaugurato caso che abbia sintomi, non vada al pronto soccorso ma chiami il 118. Io ho proposto, e l’ho detto anche al ministro, di creare una rete di unità di emergenza che vadano a casa dei pazienti perché l’unica arma che abbiamo è la non diffusione. Per ostacolare la diffusione di malattie di questo tipo bisogna lavarsi spesso le mani. E starnutire sempre nel gomito perché non tocca altre cose”.

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