Raid in Iran, Salvini insiste: tra Islam e libertà io so chi scegliere. Conte chiede aiuto alla Ue

sabato 4 gennaio 15:40 - di Giovanni Trotta

L’uccisione del generale iraniano Soleimani suscita preoccupazione anche in Italia. Giorgia Meloni, commentando la situazione mediorientale e i raid Usa in Iran, ieri è stata molto equilibrata. “La complessa questione mediorientale, in cui si innesta la rivalità tra Iran e Arabia Saudita, non merita tifoserie da stadio ma necessita di grande attenzione. Una escalation delle tensioni in Medio Oriente (con possibili ripercussioni anche in Libia) non è nell’interesse dell’Italia. Perché rischia di acuire il problema immigrazione, alimentare il terrorismo e danneggiare ulteriormente l’economia europea”.

Meloni ha proseguito: “L’Italia e l’Unione Europea dovrebbero fare tutto il possibile per favorire un percorso di pacificazione dell’area. Che garantisca la sicurezza di Israele ma anche la lotta senza indugi agli integralisti islamici dell’Isis, e non solo, che hanno insanguinato il Medio oriente e fatto strage delle minoranze etniche e religiose, soprattutto cristiane.

Meloni: preoccupati per i nostri soldati

Meloni conclude: “La mia principale preoccupazione va oggi ai nostri soldati presenti sul campo che senza una celere e chiara presa di posizione dell’Italia sulla strategia da tenere, rischiano di essere messi in una situazione molto difficile”. Diversa la posizione del segretario della Lega Matteo Salvini. “Fra l’estremismo e la violenza islamica e la libertà, non ho dubbi su chi scegliere. Sempre e comunque la libertà, la pace, il rispetto dei diritti umani e dei nostri valori cristiani”.

Iran, Conte chiede aiuto alla Ue

“Forte preoccupazione per l’escalation. Da Conte appello alla moderazione, al dialogo e al senso di responsabilità”. E’ quanto riferiscono fonti di palazzo Chigi in merito alla situazione in Iran. “In questa prospettiva – spiegano le stesse fonti – l’Ue può giocare un ruolo fondamentale e offrire un contributo determinante. Conte si sta prodigando affinché l’Europa possa esercitare tutto il proprio peso diplomatico per evitare sviluppi imprevedibili”.

Per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio “l’uso della forza non ha mai portato da nessuna parte. Al contrario, ha sempre provocato ulteriore destabilizzazione ed effetti devastanti sia sul piano umanitario, sia su quello migratorio”. Lo ha scritto in una nota su Facebook il ministro degli Esteri, sottolineando che “in queste ore siamo al lavoro come Governo sugli ultimi sviluppi della situazione in Iraq”. “In quella regione la nostra priorità è e resta la lotta al sedicente Stato Islamico – ha ribadito Di Maio -. Ci sono nostri militari che sono stati gravemente feriti o sono morti per combattere Daesh, in ogni sua forma. Uomini e donne in uniforme che rischiano la vita per garantire la nostra sicurezza. Il nostro pensiero va al loro operato e alla loro incolumità”.

Iraq, innalzata la sicurezza per le nostre truppe

“La missione prosegue come programmato. E’ stato deciso con la coalizione un innalzamento delle elle procedure di sicurezza. Inoltre si è ritenuto di sospendere temporaneamente l’addestramento delle forze irachene, che riprenderà appena le condizioni le consentiranno. La missione prosegue, questa è solo un’attività della missione”. Lo dice il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini sulla missione dei militari italiani in Iraq. Che significa innalzare le procedure di sicurezza? “Significa limitare le attività fuori dalla base o innalzare le condizioni di sicurezza della base stessa. Sono procedure previste in situazioni di questo tipo. Non ci sono elementi di preoccupazione però la situazione di tensione richiede questo innalzamento delle procedure di sicurezza”.

Il dissidente: con Soleimani Trump ha commesso un errore

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commesso un “grave errore” ad autorizzare l’uccisione del generale iraniano Soleimani. “Andare ad uccidere un terrorista in un Paese terzo lo ha messo a livello dei terroristi stessi”. Lo afferma Taher Djafarizad, dissidente iraniano e presidente dell’associazione “Neda Day”. Secondo Djafarizad, commettere “un crimine del genere” in una nazione come l’Iraq, “dove gran parte del Parlamento è occupato dai filo-sciiti”, rischia di causare “una grave escalation”. “Soleimani era un criminale – prosegue il dissidente – ma siamo contrari agli atti di terrorismo”.

“Ovviamente, secondo i Democratici, Trump non ha neanche informato il Congresso” dell’operazione. Il dissidente sottolinea quindi che gli iraniani “non hanno bisogno dell’aiuto straniero per liberarsi dal regime, basta l’appoggio morale”. Come peraltro ha dimostrato con la cacciata dello Shah. “Nessun intervento straniero può aiutare gli iraniani”, conclude.

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