Roma, 7 gennaio, ore 18.20: la lezione immortale di Acca Larentia ai giovani di destra

lunedì 6 gennaio 11:19 - di Terenzio Rucci

Abbiamo ascoltato nelle sezioni storie avvenute prima che fossimo nati, quando i più grandi si fermavano dopo le riunioni a parlare con i nuovi arrivati. A Roma il 7 gennaio del 1978 alle 18.20 Franco e Francesco con altri tre ragazzi stavano uscendo dalla sezione di Acca Larentia.

A distanza di molti anni da quel sette gennaio i ragazzi continuano ad entrare ed uscire dalle sezioni. Franco e Francesco all’uscita dalla sezione hanno trovato la morte. La morte per loro era il viso coperto di altri ragazzi andati lì armati per uccidere. Franco e Francesco erano usciti per fare volantinaggio, come ognuno di noi ha fatto e farà. Quello che accomuna tutti i ragazzi delle sezioni è la voglia di cambiare il mondo.

Quelle stanze erano per loro un punto di incontro, passavano lì le  giornate, lì coltivavano le amicizie, le passioni e momenti di vita vissuta insieme. Dentro quelle stanze immaginavano il mondo come lo avrebbero voluto. Oggi le sezioni cercano di ritagliarsi la propria esistenza, adattandosi ai mutamenti della società, con il coraggio di abbattere tabù ed esplorando nuove forme di aggregazione, in un contesto sociale che crede di non aver più bisogno di quelle stanze, né di quei ragazzi.

Ma se i ragazzi di oggi ricordano ancora Franco, Francesco e Stefano è perché hanno raccolto la sfida di dire che la buona politica esiste ed è quella di tutte le generazioni che ieri come oggi in quelle stanze sognano un mondo migliore. Dentro le sezioni i ragazzi sono legati da questo sentimento che va oltre l’amicizia, lo sa Stefano che si trovava a colle oppio quando ha saputo che due delle persone alle quali era legato da questi sentimenti erano cadute in un’imboscata dei compagni, doveva vedere con i propri occhi cosa fosse accaduto, doveva andare ad Acca Larentia.

I ragazzi delle sezioni romane erano tutti li a vegliare il sangue dei camerati.

Se oggi toccasse a noi vivere quelle circostanze saremmo in grado di affrontarle? Con lo stesso coraggio? Nella nostra testa si accumulerebbero i sentimenti più discordanti, rabbia, paura, tristezza, sconforto, necessità di giustizia e probabilmente vendetta.

Giunti davanti al sangue di Franco e Francesco la rabbia e la sete di giustizia nei cuori dei presenti divennero una miscela esplosiva. In fondo cosa chiedevano?

Chiedevano che quelle morti avessero un senso.

La realtà è che quegli anni in cui giovanissimi morivano un senso per tanti versi non lo hanno avuto, se non nel coraggio e nel cuore dei ragazzi che hanno continuato ad aprire le sezioni.

Quel giorno fu versato altro sangue, quello di Stefano.

Quale fu la scintilla ad innescare i disordini è tutt’ora argomento controverso, e poco conta. Stefano aveva 19 anni, rimase a terra esanime fra gli altri increduli.

Erano gli anni in cui uccidere un fascista non è reato, la morte dei ragazzi non aveva sempre lo stesso peso. Avrebbero voluto forse che la morte di quei ragazzi fosse dimenticata. Ma non dimentichiamo, custodiamo e difendiamo il loro ricordo con orgoglio.

Commenti

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  • Marco Libori 6 gennaio 2020

    Io e Francesco siamo cresciuti insieme ,il ricordo che a distanza di tanti anni ancora mi porto dentro e custodisco con affetto è che Francesco aveva sul suo motorino ,una immagine della Madonna,ed ad una mia domanda sul perché ci fosse,rispose che “È la mia protezione,con lei non mi accadrà niente”Ma purtroppo nonc è protezione dai Vigliacchi nascosti nel buio.Io non dimentico e mai mi arrenderò.

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