Rinoceronte bianco, c’è una speranza. Nel 2020 si tenterà una gravidanza surrogata per salvarlo dall’estinzione
Rinoceronte bianco, c’è una speranza. Un nuovo embrione aumenta infatti le speranze di salvare dall’estinzione il rinoceronte bianco del Nord. I primi due rinoceronti furono prodotti in settembre utilizzando ovociti delle uniche due femmine rimaste in vita (Najin e Fatu, ultime sopravvissute della specie). Più lo sperma congelato di maschi deceduti. Ma dopo Natale ne è stato ottenuto un terzo, vitale, che oggi viene conservato in azoto liquido insieme agli altri. Il prossimo passo sarà tentare una gravidanza surrogata, probabilmente già quest’anno, impiegando come utero in affitto quello di una femmina di rinoceronte bianco del Sud. E’ l’università di Padova, in una nota diffusa oggi, ad aggiungere l’ulteriore tassello del progetto internazionale BioRescue.
Il rinoceronte bianco salvato da un italiano
Un’impresa fra i cui protagonisti spicca l’italiano Cesare Galli, papà del primo toro clonato Galileo e della prima cavalla fotocopia Prometea. Insieme a lui, fondatore di Avantea,tecnologie avanzate per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica di Cremona, partecipano altri soggetti. L’Istituto Leibniz per la ricerca sulla fauna in Germania, il Dvur Zoo in Repubblica Ceca, la riserva di Ol Pejeta e il Kenya Wildlife Service.
L’ateneo padovano sovrintende al programma verificandone l’eticità con Barbara Mori, direttore del Laboratorio di etica per la medicina veterinaria. “Come i precedenti – assicura la docente – anche questo nuovo embrione è stato creato nel rispetto di una rigorosa valutazione etica di tutte le procedure coinvolte, tutelando il benessere di Najin e Fatu in tutti i suoi aspetti. Tutti gli attori coinvolti hanno confermato l’importanza di portare avanti questo progetto per dare alle due femmine di rinoceronte bianco del Nord la possibilità di far crescere la loro prole e, si spera, di salvare la loro specie”.
Il governo del Kenya ha sostenuto l’iniziativa
Il sogno di salvare il rinoceronte bianco del Nord si è riacceso nell’agosto scorso, quando il gruppo di scienziati e conservazionisti coinvolti in BioRescue è riuscito a prelevare ovociti di Najin e Fatu. Successivamente li hanno inseminati artificialmente usando lo sperma congelato di maschi della specie ormai morti. Dando così vita a due embrioni vitali di rinoceronte bianco settentrionale. “Con il decisivo sostegno del governo keniota”, annunciano ora da UniPd, “il team ha ripetuto la procedura il 17 dicembre 2019 nella riserva di Ol Pejeta”. Le due femmine superstiti si sono addormentate in anestesia generale e “9 ovociti (3 di Najin e 6 di Fatu) prelevati dalle ovaie degli animali con una sonda guidata da ultrasuoni. L’anestesia e il prelievo degli ovuli sono andati a buon fine senza complicazioni. Gli ovociti sono stati trasportati immediatamente al laboratorio Avantea in Italia”.
E, dopo incubazione e maturazione, alcuni degli ovociti nuovamente ottenuti li hanno fecondati con sperma congelato di esemplari maschi deceduti della stessa specie attraverso procedura “Intra Cytoplasm Sperm Injection. Uno degli ovuli fecondati da Fatu si è sviluppato in un embrione vitale con l’aiuto di Geri, un innovativo incubatore da banco donato da Merck, ed è stato in grado di dare vita a un nuovo embrione nei giorni immediatamente successivi al Natale”.
Il rinoceronte non deve essere avanti con l’età
Secondo gli esperti, “questo aumenta notevolmente la possibilità di avere successo nel generare una nuova prole. La procedura si è dimostrata sicura e riproducibile e può essere eseguita regolarmente prima che gli animali ancora in vita avanzino troppo con l’età. Sono ora in corso i preparativi per le prossime fasi della missione di salvataggio”. Una corsa contro il tempo, avverte Galli. “L’aver prodotto di nuovo un altro embrione da Fatu e nessuno da Najin indica che non possiamo perdere tempo, perché l’invecchiamento degli animali non è condizione favorevole”.
“Il nostro nuovo successo nel generare un terzo embrione da Fatu – afferma Thomas Hildebrandt, direttore del Dipartimento di Riproduzione del Leibniz-Izw – dimostra che il progetto BioRescue è sulla strada giusta. Ora la squadra farà ogni sforzo per ottenere lo stesso risultato da Najin, che ormai ha 30 anni, prima che sia troppo tardi per lei. Siamo fortemente motivati nel nostro piano di impiantare un embrione puro di rinoceronte bianco settentrionale in una madre surrogata nel 2020 per garantire la sopravvivenza di questa specie”.
L’operazione mai tentata prima
“L’intenzione – dicono gli scienziati – è quella di selezionare un gruppo di rinoceronti bianchi del Sud presso la riserva di Ol Pejeta, da cui individuare una femmina che potrebbe fungere da madre surrogata per l’embrione di rinoceronte bianco. Per ottenere i migliori risultati possibili dal lavoro con gli embrioni puri di rinoceronte bianco del Nord, il team si avvale dell’esperienza maturata attraverso le procedure di trasferimento di embrioni simili nei rinoceronti bianchi del Sud. Per affrontare le sfide della riproduzione nei giardini zoologici europei”. L’équipe si aspetta che “un primo tentativo per questo passo cruciale, mai realizzato prima, possa essere intrapreso nel 2020”.
Nel dicembre 2019 la squadra ha trasportato anche il seme di Sudan, l’ultimo maschio di rinoceronte bianco, morto nel 2018, dal Kenya alla Germania. L’obiettivo è di utilizzarlo in futuro per la produzione di altri embrioni. Tuttavia, poiché lo sperma risale al 2014, quando Sudan aveva già più di 40 anni, è necessario verificare se può essere utilizzato”. Il consorzio anima del progetto BioRescue, ricorda la nota, è parzialmente finanziato dal ministero federale tedesco dell’Educazione e della Ricerca. Ma comprende anche istituzioni di fama internazionale provenienti da Germania, Italia, Repubblica Ceca, Kenya, Giappone e Usa.