Prescrizione, vertici e appelli al buon senso: il Pd fa ammuina, ma “si accuccerà ai piedi di Bonafede”

venerdì 3 gennaio 11:14 - di Sveva Ferri
prescrizione

Una possibilità esiste: è la proposta di legge Costa. Il testo presentato dal forzista, che ha già iniziato il suo iter alla Camera, consentirebbe di fermare la pericolosa abolizione della prescrizione entrata in vigore il 1 gennaio. Epperò questa possibilità è tutta legata alla volontà del Pd di fare salvo un principio di civiltà che, fino alla mannaia giustizialista 5Stelle, ha caratterizzato il nostro ordinamento: non si può essere imputati a vita. E qui la possibilità diventa poco più che flebile speranza, perché si misura con una volontà che nel Pd appare ben più radicata della difesa dei principi: salvare la poltrona. Così, in vista del vertice di maggioranza di lunedì, sono davvero in pochi a scommettere in uno scatto di orgoglio e buon senso dei Dem.

Il pressing a sinistra: “La prescrizione è civiltà”

Eppure gli appelli a non sottostare ai diktat grillini continuano ad arrivare dalle stesse file della sinistra. “Io, che l’ho provata sulla mia pelle, dico che la prescrizione è un istituto di civiltà, che va non solo reintrodotta, ma anche rafforzata, garantendo davvero la ragionevole durata dei processi”, ha detto in un’intervista al Giornale l’ex senatore Pd Alberto Tedesco, per il quale “la vera riforma che servirebbe alla giustizia in questo Paese è la riforma della custodia cautelare, una barbarie che andrebbe usata solo nei casi estremi”.

“Se sfidi la magistratura, sei un uomo finito”

Tedesco è rimasto nel ruolo di indagato e poi imputato per 11 anni. Senza che avesse chiesto mai un rinvio: a far durare così a lungo il procedimento sono stati ritardi, cambi di giudici, meccanismi tutti interni al sistema giustizia di fronte ai quali il cittadino è disarmato, inerme e, oggi, privato anche del diritto a tornare – prima o poi – a respirare. Tedesco era sotto indagine dal 2008, il processo è arrivato nel 2014, i primi interrogatori dei testimoni nel 2018. “Nel 2019 è arrivata la sentenza: prosciolto per prescrizione”. Sul perché non abbia rinunciato alla prescrizione ha chiarito che “i miei avvocati mi hanno detto che avrei dovuto trovarmi un altro difensore. Se sfidi la magistratura ti prendono a calci nel sedere. Sei un uomo finito“.

Senza prescrizione siamo alla “ruota della fortuna”

A parlare della giustizia italiana come di una “ruota della Fortuna” è poi un altro ex senatore, Riccardo Mazzoni. L’ex azzurro, poi passato con Denis Verdini, firma un articolo sul Tempo di oggi in cui invita a riflettere sulla contrarietà alla riforma Bonafede di due magistrati di rango come Gherardo Colombo e Piero Tony. “Tolta la spada di Damocle della prescrizione – scrive – avremo una giustizia ancora più lenta, dato che la riforma per velocizzare il processo penale naviga ancora in alto mare“. E qui si torna al nodo tutto politico della vicenda: la necessità del Movimento 5 Stelle di avere almeno una bandiera da sventolare. Costi quel che costi.

Costa: “Bonafede è un imbroglione”

“Il ministro Bonafede è un imbroglione”, ha sottolineato Enrico Costa in una intervista al Corriere della Sera, ricordando che “prima ha imbrogliato la Lega”. “Le ha fatto approvare lo stop alla prescrizione, dicendo che entro un anno ci sarebbe stata la riforma del processo penale, ma non ha presentato nulla”. “Ora il Pd, promettendo – ha sottolineato Costa – la riforma acceleratoria prima dell’entrata in vigore”. “Perché ancora si fidano”, ha quindi chiesto l’esponente di Forza Italia, per il quale ci sono pochi dubbi: “Il Pd si accuccerà ai piedi di Bonafade accontentandosi delle briciole che gli concederà per poi spacciarle per grande risultato”.

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