Perché gli avvocati italiani non seguono l’esempio dei colleghi francesi col gilet giallo

domenica 19 gennaio 11:39 - di Andrea Migliavacca

È trascorso circa un anno dalla trasferta che l’odierno ministro degli esteri Luigi Di Maio, assieme ad altri esponenti del suo Movimento, ha fatto a Parigi, per incontrare una delegazione dei gilet gialli. Comprendere il fenomeno (quello dei gilet jeunes) e preparare il terreno per una eventuale alleanza, in vista delle (allora imminenti) elezioni europee, le dichiarate ragioni di una tale iniziativa. All’epoca, il governo si reggeva grazie all’appoggio della Lega e nelle dichiarazioni (invero non sempre coerenti), il Movimento 5 Stelle sembrava condividere lo spirito di protesta che animava i cittadini francesi.

Manifestazioni serrate, talvolta violente, apparentemente apartitiche, che hanno messo a ferro e fuoco Parigi ed altre città dell’intera Francia, con cadenza settimanale. Un popolo in rivolta, quello della classe media (definizione oramai ancorata alla vecchia nomenclatura), esasperato da iniziative politiche incongrue, perché eccessivamente oppressive e poco solidali.

Solo il colore giallo, forse, accomunava il movimento dei gilet francesi a quello a cinque stelle italiano, e un’ipotesi di alleanza politica, poi abortita.

Il popolo francese in contrasto con Macron

Il popolo francese è in aperto contrasto col Primo Ministro Macron, allora come ora; quello italiano, invece, è rimasto disorientato dal trasformismo pentastellato, che senza rispettare i segnali (della popolazione) è passato, con una manovra, prima col verde e poi col rosso. Una mescolanza così disomogenea, solo per evidenti ragioni di opportunità rimane coesa. È, tuttavia, evidente, anche a loro stessi il fatto che le misure adottate da una forzata ed innaturale alleanza, siano un dannoso compromesso.

L’opinione pubblica è dunque tempestata di ammonimenti circa i rischi conseguenti le elezioni anticipate. La destra sarebbe xenofoba e violenta, pronta a rievocare i fantasmi del passato. Ma a sparigliare le carte, dal nulla sono comparse (autonomamente, ci dicono) le Sardine, pesciolini, all’apparenza, innocui dediti alla diffusione di messaggi di pace e d’amore.

Adesso, però, dopo che la manovra finanziaria è entrata in vigore, con tutte le contraddizioni che il mescolone giallorosso ha portato con sé, sono pronte alcune misure che – per le anticipazioni – devono atterrire.

Gli avvocati francesi, il cui numero complessivo è forse inferiore ai soli avvocati lombardi, hanno duramente contrastato l’entrata in vigore della riforma previdenziale, che aumenterebbe la soglia di accesso alla pensione, raddoppierebbe l’obbligo di contribuzione (dal 14 al 28%), riducendo al contempo la prestazione pensionistica. Le pacifiche, ma contemporaneamente eclatanti dimostrazioni pubbliche, sono giunte finanche a gettare la toga ai piedi del ministro della riforma.

Gli avvocati italiani e la riforma della giustizia

L’esercito degli avvocati italiani, invece, dopo essersi educatamente astenuto dalle udienze (per contestare brutali innovazioni), non ha potuto che deglutire – obbedendo – l’avversata legge sulla prescrizione, fortemente voluta dall’efferato giustizialismo grillino; ora si apprestano a digerire anche una riforma della Giustizia (l’ennesimo paciugo), che si presenta come un colpo di grazia alla Giustizia stessa, peraltro destinato a svilire definitivamente il ruolo dell’avvocatura, decisamente più bistrattato, anche in termini di tutele (economiche e previdenziali) di quello francese.

Gli organi rappresentativi dell’avvocatura italiana, però, languono ed i timidi comunicati lasciano intendere che la toga non prenderà mai il posto del Gilet; lo spirito che si respira nelle aule di tribunale, però, è quello stesso che ha animato i colleghi francesi … e non solo gli avvocati.

Commenti

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  • avv.alessandro ballicu 19 gennaio 2020

    l’aspetto assurdo è che i miei colleghi avvocati sono la categoria più rappresentata:in qualunque partito, in ogni governo e,a tutti i livelli, nelle istituzioni dello stato, a cominciare dagli attuali primo ministro e ministro della giustizia ( che sono i più incapaci)
    non accetto e non comprendo, che codesti colleghi siano responsabili di moltissime leggi assurde, ingiuste , inutili, spesso palesemente anticostituzionali, che stanno rovinando non solo il paese ma, la giustizia e perfino la categoria,
    certo ci sarebbe urgenza di politici- avvocati più capaci come l’avvocato Robespierre.

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