Papa Bergoglio e “Papa” Scalfari: così la religione diventa melassa dell’anima

giovedì 16 gennaio 15:29 - di Aldo Di Lello

Papa Bergoglio ed Eugenio Scalfari: la nuova puntata oggi su la Repubblica. Un fitto colloquio tra teologia, filosofia e politica (vaticana). Volano alto, i due illustri interlocutori. Talmente alto che non si distinguono più le loro, rispettive figure. Dov’è il Papa cattolico? Dov’è il “Papa” laico? Dov’è la differenza? Perché una differenza ci deve pur essere. Anche  se Papa Bergoglio e “Papa” Scalfari sono amici. Anche se il fondatore della Repubblica parla di un rapporto «molto intenso con Sua Santità» . Anche se Bergoglio si schermisce. «Non mi chiami sempre così». «Preferisco papa Francesco o addirittura semplicemente Francesco. Siamo amici, no?». Ci sarà pure, dico, una differenza. Pur nella melassa che tracima abbondante dalle due pagine formato tabloid. Sì, è vero. Eugenio Scalfari non è Marco Pannella. E Papa Bergoglio non è Papa Ratzinger. Però fanno pur sempre due “mestieri” diversi. Svolgono due funzioni diverse. Hanno due culture diverse.

Invece niente. Anche se, a un certo punto, il “Papa” laico prova a incalzare il Papa cattolico. «Lei Santità non ha mai avuto ondate di misticismo? Francesco d’Assisi le ebbe». Vista la risposta un po’ evasiva, “Papa” Eugenio insiste. «Ma lei di mistico non ha proprio nulla o mi sbaglio?». «No, non ho nulla e per questo ho preso il nome di Francesco. Non già perché io voglia diventare mistico ma perché ho ben chiaro nella mia mente e nell’animo in che cosa consiste il misticismo». Bello, sottile e, se vogliamo, anche umilissimo. Ma che significa?

Proviamo a vedere, tra le righe, se questa benedetta differenza tra il laico e il cattolico possa in qualche modo uscire fuori. Macché. Scalfari sia inerpica sulle cime teologiche di Sant’Agostino. E Bergoglio gli dice: «Sono pienamente d’accordo con quello che lei dice». A questo punto rinunciamo a capire. Ecco però che Papa Bergoglio dice qualcosa che spiega un po’ come stanno le cose. «Io sono mosso, come lei già sa perché ne abbiamo parlato più volte, dal desiderio di una  sopravvivenza attiva della nostra Chiesa, di aggiornare il nostro spirito collettivo alla società civile e moderna. Le religioni, e non soltanto quella cristiana, debbono conoscere molto bene e nella sua profondità culturale, spirituale, attiva, la società moderna».

È dai tempi del Concilio Vaticano II che la Chiesa deve “aggiornarsi” alla società moderna. Ma quando finirà questo inseguimento del mondo? Al tempo di Papa Wojtyla la Chiesa si proponeva come “profezia”. Come quel “supplemento sacro” necessario alla società  moderna.  Oggi invece, con Bergoglio, riprende la corsa verso il moderno?

Nell’infuriare dela Seconda  guerra mondiale, il primo a essere definito “Papa laico”, Benedetto Croce, scrisse Perché non possiamo non dirci cristiani.  Il “Papa laico” Scalfari invece si definisce semplicemente uno «interessato a problemi teologici che hanno ripercussioni sulla cultura in genere». Eugenio Scalfari non è Benedetto Croce. Ma, se è per questo, neanche Papa Francesco è Pio XII.

 

Commenti

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  • valerie 17 gennaio 2020

    Anche se Odifreddi ha già spuxxanato Scalfari rivelando che le fitte interviste con Bergoglio sono per lo più bufale, e per questo è stato fatto fuori dal numero dei collaboratori della Pravda italiana come ospite indesiderato, giusto per ricordare quanto conto tengano del diritto all’informazione veritiera e alla libertà d’espressione.

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