Meloni: mia figlia leggerà Tolkien. Continua a destra il culto della saga dell’Anello

sabato 4 gennaio 13:11 - di Annalisa Terranova

Giorgia Meloni in un post su Facebook ricorda la nascita, il 3 gennaio, di J.R.R.Tolkien, l’autore della saga Il Signore degli Anelli. I suoi libri – dice Meloni – “hanno segnato l’immaginario di tantissime generazioni. Spero che anche Gigì presto possa leggere e apprendere dalle sue indimenticabili storie ricche di valori e significati”.

E un amore lungo quasi mezzo secolo quello che unisce la destra, soprattutto giovanile, al papà degli Hobbit. Un amore che ha inizio a metà degli anni Settanta per reazione alla critica progressista che bollava il capolavoro tolkieniano come favola reazionaria d’evasione.

Storia di una fascino sempre verde

Ne ha scritto Gianfranco De Turris, uno dei massimi esperti di heroic fantasy. “La narrativa di Tolkien e la heroic fantasy era per così dire più connaturale all’animus del ragazzo di destra. Al suo modo di vivere e di sentire, alla sua mitologia personale e collettiva. [. . .] Il ritrovarsi di parecchi giovani di destra nella letteratura fantastica ha consentito loro di non perdersi, scoraggiarsi, deprimersi. Riverberandosi in un mondo ideale, in un mito, che non trovavano più nella politica politicante, nell’attivismo di piccolo cabotaggio delle sezioni e delle federazioni”.

E’ nota la storia dei Campi Hobbit, raduni giovanili che si svolsero all’insegna dei simboli desunti dalla saga dell’Anello. Sempre negli anni Settanta viene fondato il gruppo musicale La Compagnia dell’Anello, di cui faceva parte anche il compianto Junio Guariento e la cui tradizione è portata avanti da Mario Bortoluzzi. Stesso periodo, sempre Tolkien come ispiratore, nasce la rivista femminile Eowyn. Una occasione di riflessione per molte ragazze che cercavano una risposta all’attivismo rabbioso delle suffragette di sinistra. Nel gruppo La Compagnia dell’Anello suonava anche l’editore Adolfo Morganti, una passione per il Medioevo supportata anche dall’amicizia con lo storico Franco Cardini.

Tolkien e la letteratura cavalleresca

Anche Tolkien, nato il 3 gennaio 1892, era attratto dai miti e dalla letteratura cavalleresca.  Sia il grande classico dell’inglese antico Beowulf sia Sir Gawain e il Cavaliere Verde (una nuova edizione di questo poema fu da lui curata nel 1922) appassionavano il giovane studioso di filologia. Una predilezione che seppe trasmettere ai suoi studenti. Entrava in aula silenzioso per poi declamare con voce tonante le parole del Beowulf dall’originale anglosassone.

A partire dal 1914 Tolkien si cimenta con gli Elfi e le Terre Immortali, buttando giù il primo nucleo di quello che diventerà poi Il Silmarillion. Appunti e note che chiamava scherzosamente “le mie spiritosaggini con il linguaggio delle fate”. Ma furono gli anni Trenta e Quaranta i più creativi della sua vita. Quelli in cui sbocciarono le idee che sono al fondo delle opere che gli procurarono una solida fama di scrittore. Il primo lettore de Il Signore degli Anelli, realizzato nel corso di dodici anni fu l’amico C.S. Lewis che lo salutò come un capolavoro. Lewis sottolineò, nella sua critica, gli elementi che avrebbero reso il romanzo un fenomeno mondiale. «Questo libro è stato come un fulmine a ciel sereno… In un’epoca quasi patologica nel suo antiromanticismo come la nostra, improvvisamente è tornato il romanzo eroico, fastoso, eloquente e audace…». Lewis fu talmente entusiasta dell’opera di Tolkien da accostare l’amico professore a Ludovico Ariosto.

Con il senno di poi, l’arguto filologo che con Tolkien e altri scrittori aveva dato vita al circolo degli Inklings, aveva visto giusto, almeno quanto a popolarità e fama. Il successo del libro fece sì che Tolkien ricevesse molte lettere. Tra cui quella di un Sam Gangee realmente esistente cui l’autore inviò una copia gratis con dedica. Una scoperta che Tolkien commentò con il tipico umorismo inglese: “Per un po’ ho vissuto temendo di ricevere una lettera firmata ‘S.Gollum’. Sarebbe stato molto più difficile avere a che fare con questo signore”.

Commenti

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  • soldierofortune 5 gennaio 2020

    Valhalla!!!

  • Francesca 5 gennaio 2020

    Fatalità lo stesso Tolkien si espresse personalmente nel merito di queste forme strumentalizzazione politica delle sue opere.
    Eeeee sorpresa le commentò sino ad autodefinirsi anarchico.( non violento di quelli che pensano che nessun potere umano possa mai dominare altri uomini).
    Vi citerei la lettera ma non voglio privarvi del piacere di cercarla .
    Buon lavoro .

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