Medio Oriente, Rampelli: “L’Ue non esiste. Un caro saluto agli europeisti acritici del Pd”

mercoledì 8 gennaio 13:52 - di Redazione
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“L’Unione europea ha un deficit di democrazia che testimonia la sua drammatica crisi di ruolo, con buona pace degli europeisti acritici del Pd”. A dirlo è stato il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, intervenendo alla trasmissione Coffee Break sulla crisi in Medio Oriente. A conferma di questo, ha sottolineato l’esponente di FdI, c’è “la sua incapacità di orientare la politica estera, di avere un ruolo nel conflitto israeliano-palestinese e oggi nello scenario iraniano e iracheno, rivelando così la sua natura unicamente economica e finanziaria”.

La crisi in Medio Oriente e “l’Ue inesistente”

“Non è la Bce, unico soggetto forte dell’Ue, a potersi occupare di geopolitica, a stabilire la presenza europea nell’area del Golfo e in Africa nella prospettiva dei prossimi secoli”, ha quindi ricordato Rampelli. L’Europa – ha chiarito in studio Rampelli – è inesistente sul piano internazionale. “Se il ruolo della sola Italia nell’inferno mediorientale non può che essere limitato, risulta scandalosa la nostra assenza sulla questione libica, diventata ormai una porta girevole dalla quale entrano ed escono francesi, americani, russi e turchi. In politica – ha aggiunto il vicepresidente della Camera – valgono le leggi della fisica: se c’è uno spazio vuoto qualcuno o qualcosa finisce per occuparlo”.

Rampelli: “L’Italia ha rinunciato a un ruolo da protagonista”

“La Libia – ha proseguito Rampelli – è un’area di interesse strategico per la nazione. E l’Italia, quando ha avuto l’autorevolezza, ha esercitato il ruolo di Stato stabilizzatore di quel braccio di Mediterraneo, utile all’intera comunità internazionale”. “Quando c’è una crisi così stringente il ministro degli Esteri non dovrebbe stare a Bruxelles. Ma a Tripoli, testimoniando con la presenza fisica l’interesse prevalente dell’Italia. L’aiuto richiesto all’Europa – ha concluso – è paradossalmente un’ammissione di debolezza, frutto della nostra rinuncia a essere protagonisti con incisivi accordi commerciali, economici, culturali e militari”.

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