Mattarella, la bufala della pista nera. I pentiti mafiosi: fu Nino Madonia. Sosia di Fioravanti

martedì 7 gennaio 14:27 - di Massimiliano Mazzanti
OMICIDIO MATTARELLA , Il corpo del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella ucciso dalla mafia in via Liberta', Palermo, il 6 gennaio 1980. ANSA

Omicidio Mattarella, Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

E per fortuna che era stato proprio il capo dello Stato, Sergio Mattarella, a invitare tutti a non fare facili «revisionismi» in materia di terrorismo. L’appello, sembra, però, caduto nel vuoto.
E, per di più, proprio in merito all’episodio che riguarda direttamente, per ragioni familiari, il presidente della Repubblica.

L’anniversario del delitto Piersanti Mattarella fornisce l’occasione all’ex-pm Leonardo Agueci di sostenere che l’assoluzione di Gilberto Cavallini e Giusva Fioravanti non convincerebbe fino in fondo. E anzi Agueci, si spinge fino a dire che resta aperta l’ipotesi di una “pista nera” per l’esecuzione del presidente della Regione siciliana.
Agueci rappresentò l’accusa nel processo d’appello.
Cavallini e Fioravanti furono ingiustamente accusati di quell’omicidio.

Omicidio Mattarella, la mafia non si serviva mai di killer esterni

«È vero – spiega Agueci – i giudici di secondo grado dissero che la mafia non poteva affidarsi a un killer esterno. Vi erano però fatti concreti che indicavano la partecipazione di Fioravanti».

«Mentre – aggiunge l’ex-rappresentante della pubblica accusa del processo d’appello – non è mai stato acquisito, anche successivamente, alcun elemento di prova concreto che potesse individuare un diverso esecutore».
Parole che, sinceramente, lasciano di stucco.

È sufficiente, infatti, andarsi a rileggere proprio quella sentenza, confermata dalla Cassazione, per chiedersi da dove Agueci possa trarre le sue convinzioni apodittiche.

Le sentenze definitive smentiscono la bufala della pista nera

«Ma, il collaborante Di Carlo, sentito in sede di riapertura dell’istruzione dibattimentale – è scritto, nero su bianco, nella sentenza – ha definitivamente chiarito le ragioni di tali suggestioni, rivelando di aver appreso da Bernardo Brusca che il “killer” che aveva esploso i colpi di arma da fuoco all’indirizzo del Mattarella si identificava nella persona di Nino Madonia. Che, anche in ragione di competenza territoriale, non poteva farsi sfuggire l’occasione di compiere un delitto così “ghiotto”. Il collaborante ha altresì chiarito che, all’epoca, il Nino Madonia faceva parte del gruppo di fuoco a disposizione della “Commissione” del quale, anzi, era uno dei più attivi. Non bisogna, ancora, dimenticare, che tutti i collaboranti che hanno reso dichiarazioni sugli esecutori materiali del delitto sono concordi nell’indicare il Nino Madonia come uno dei “killer” del Presidente della Regione Siciliana».
Più chiaro di così?
È passato molto tempo dalla lettura della sentenza per i delitti di Michele Reina e Piersanti Mattarella.

Nessun indizio sui Nar per l’omicidio Mattarella

Ma come è possibile che Agueci non ricordi come non solo non ci fossero indizi d’alcun genere a carico di Fioravanti e Cavallini, ma che, addirittura, in quella sentenza vi era indicato, in maniera chiarissima, il nome del probabile assassino di Piersanti Mattarella?

Peraltro, quell’inciso all’inizio del passo appena riportato – «ha definitivamente chiarito le ragioni di tali suggestioni» – è riferito esattamente al “riconoscimento”, in Giusva Fioravanti, dell’assassino del marito, riconoscimento effettuato da Irma Chiazzese nel 1984. Riconoscimento, cioè, avvenuto 4 anni dopo il delitto. E solo dopo aver letto sui giornali che Angelo Izzo e Giuseppe Pellegriti – i quali erano riusciti a coinvolgere nella manovra depistante anche il fratello dell’accusato, Cristiano Fioravanti – avevano indicato nell’ex-capo dei Nar l’assassino del marito.

I commenti dei pentiti sulla somiglianza fra Madonia e Fioravanti

E, a tale proposito, i giudici della Corte d’appello siciliana scrivono: «Ma quel che è più rilevante è il fatto che il Di Carlo ha riferito di avere, vedendo la fotografia sui giornali di Valerio Fioravanti, commentato con lo stesso Brusca il fatto. Rilevando come il Nino Madonia somigliasse moltissimo al terrorista nero. In particolare il Madonia aveva gli occhi chiari e l’espressione degli stessi era glaciale. Orbene, gli accertamenti sul punto, esperiti dal Collegio, – aggiungono i giudici – hanno confermato quanto quanto riferito dal Di Carlo».

Basta? C’è bisogno d’altro per smentire tutte le fandonie che stanno riemergendo in questi giorni? Possibile che Agueci, che rappresentò l’accusa nel processo d’appello, non ricordi nulla di tutto ciò? Possibile che la Rai, in uno “special” sul delitto Mattarella, ha lasciato ampio spazio ad Agueci per sostenere certe cose? E senza che nessuno si documentasse sul punto?

Ma c’è dell’altro in quella sentenza che neanche i giornalisti e gli autori della Rai si sono preoccupati di andare a sfogliare. E riguarda proprio lo stesso Agueci.
A proposito delle ipotesi dell’allora Procura generale che impugnò l’assoluzione di Cavallini e Fioravanti vediamo cosa c’è scritto nella sentenza che Agueci sembra dimenticare e che alla Rai non hanno neanche letto.

La Procura Generale promise prove ma non le portò

«Ad avviso del P.G. appellante, che però non ha ulteriormente specificato l’assunto, provata sarebbe, in altri episodi delittuosi accaduti fuori dalla Sicilia, la “saldatura” tra elementi di “Cosa nostra” e terroristi neri. In un contesto di ben più ampio respiro. Che vedrebbe coinvolti anche ambienti massonici “piduisti” e settori deviati dei Servizi segreti. Anzi, al riguardo, nei motivi d’impugnazione si fa riserva di produzioni documentali, che avrebbero dovuto più specificatamente provare un collegamento di tali episodi con il delitto in esame. Senonché il P.G., in questa sede dibattimentale, non ha poi formulato alcuna richiesta in tal senso».

E chi era quel Procuratore Generale appellante «che, però, non ha ulteriormente specificato l’assunto» e che «nei motivi d’impugnazione» si riservava di produrre altri documenti al riguardo ma in sede dibattimentale «non ha poi formulato alcuna richiesta in tal senso»?
Si chiamava Leonardo Agueci.

Allora, come ora, solo suggestioni e illazioni, giornalistiche e inquisitorie.
Fake news, come si direbbe oggi. Che non trovarono alcuna dignità giudiziaria né concretezza processuale.

Commenti

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  • Carlo 8 gennaio 2020

    Trama nera, trama nera se vuoi fare carriera…

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