M5S, tutti contro tutti. E tra fronde e espulsi c’è chi twitta: ne resterà solo uno

domenica 5 gennaio 13:08 - di Chiara Volpi
Di Maio preoccupato foto Ansa

M5S nel caos. Il redde rationem intestino rischia di far implodere l’intero schieramento, ridotto ai minimi termini da fronde e espulsioni. Di Maio tenta la carta del pugno di ferro. O almeno ci prova. Ma è accerchiato su tutti i fronti. E poco serve a consolarlo la dichiarazione del premier sempre più avvinghiato alla poltrona che tenta di rassicurare l’alleato: «Il governo andrà avanti. La fuga 5S non ci fermerà». Intanto, però, da un lato l’asse Dibba-Paragone terrorizza l’establishment grillino ( o quel che ne resta). Tanto che, tra i vari, la deputata M5S Flora Frate, facendo sua una battuta che cuircola insidiosamente in questri giorni più che mai tra i banchi dei pentastellati, virgoletta e rilancia: «Ne resterà soltanto uno».

M5S nel caos: dagli espulsi ai morosi tutti i guai di Giggino

Del resto, altro che Highlander ci vorrebbe per mettere ordine tra le fila movimentiste. Di Maio tenta il colpo di spugna e prova a ri-partire dalle sanzioni disciplinari previste per i “morosi”. «Saranno proporzionali ai mesi di ritardo» nel versamento delle restituzioni, apprende e rilancia l’Adnkronos da fonti del collegio dei probiviri M5S . Collegio che presto si riunirà per affrontare la questione dei parlamentari grillini non ancora in regola con le rendicontazioni. I vertici pentastellati hanno optato per il pugno duro nei confronti dei malpancisti. Il 2020 si è aperto con l’espulsione del senatore Gianluigi Paragone, “reo” di non aver votato la legge di bilancio a dicembre. E ora, come preannunciato dal Blog delle Stelle, potrebbe toccare ai deputati e ai senatori che nel 2019 non hanno mai messo mano al portafogli per “saldare” il conto.

Pugno duro di Di Maio contro i “morosi”

«A partire dal mese di novembre tutti i parlamentari in ritardo con le rendicontazioni e le relative restituzioni sono stati raggiunti da mail, su richiesta dei probiviri, per ricordare loro gli impegni assunti, all’atto della candidatura con il MoVimento 5 Stelle», si legge in un post del Blog dello scorso 28 dicembre. Una nota in cui, peraltro, si ricorda la deadline del 31 dicembre per ultimare i versamenti. Qualcuno ha provveduto a sanare la propria posizione. Ma ancora, e sono diversi, non manca chi continua a sottrarsi al “rito” dello scontrino. Spulciando allora sul sito tirendiconto.it, sono 12 i parlamentari che nell’arco del 2019 non hanno ancora rendicontato. Nel mirino, il conto legato al comitato presieduto dal capo politico Luigi Di Maio, su cui gli eletti sono tenuti a versare i soldi delle restituzioni.

E intanto c’è chi invoca uno “sciopero bianco”

Intanto, sulla sua pagina Facebook il deputato Andrea Vallascas parla di “sciopero bianco”. Mentre, Come anticipato in apertura, la collega Flora Frate, conversando con l’Adnkronos, attacca: «È un reato chiedere trasparenza assoluta e libertà incondizionata di verifica? Con i soldi pubblici, soprattutto quando ci sono in ballo anche interessi di soggetti privati, non si scherza». Il tema delle restituzioni sarà affrontato mercoledì in un’assemblea di gruppo alla Camera. I deputati avranno la possibilità di formulare le loro proposte sulla gestione delle rendicontazioni future (il regime “forfettario” è una delle richieste avanzate dagli eletti nelle chat interne). Ma ora si attendono soprattutto le sanzioni per gli eletti inadempienti. «Entro il mese avremo chiuso tutto”, trapela sempre dai conciliaboli dei probiviri. Poi si apriranno altri conti interni.

Tutti contro tutti: fronde, strappi e nuove manovre all’orizzonte…

Quelli che incombono su Giggino e compagni dopo l’assist di Di Battista all’epurato Paragone che, molti grillini temono, potrebbe «fare un suo gruppo». Per non parlare delle manovre del fuoriuscito Fioramonti che, secondo Il Giornale, «con il suo nuovo gruppo Eco punta a svuotare i grillini alla Camera. Si parla addirittura di possibili ingressi di uomini vicini al presidente della Camera Roberto Fico, come il presidente della Commissione Cultura Luigi Gallo». Insomma sembra che davvero all’interno del M5S siano tutti contro tutti. E si fa sempre più plausibile il monito della Frate. Non è che davverio alla fine della fiera «ne rimarrà soltanto uno»?

 

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