Legge elettorale, lo scontro tra “Germanicum” e referendum si sposta alla Consulta

domenica 12 gennaio 11:44 - di Michele Pezza
Legge elettorale

Tre giorni all’alba della (possibile) nuova legge elettorale. È infatti fissata al prossimo 15 gennaio la riunione della Corte Costituzionale per decidere sull’ammissibilità del cosiddetto “referendum Calderoli”. In realtà si tratta di un quesito referendario che, ove accolto dalla Consulta, porterebbe alla cancellazione della quota proporzionale dell’attuale Rosatellum rendendo il sistema elettorale italiano del tutto simile a quello britannico. Basato, cioè, esclusivamente su collegi uninominali. Per la Consulta una patata che più bollente non si potrebbe. La questione è infatti tutta politica. Basti pensare che proprio per disinnescare l’ordigno referendario piazzato dalla Lega, solo tre giorni fa la maggioranza giallo-rossa ha annunciato l’accordo sul cosiddetto Germanicum, sistema interamente proporzionale con sbarramento al 5 per cento e diritto di tribuna, sul modello di quello tedesco.

Fra 3 giorni la decisione sull’ammissibilità del quesito leghista

La Corte è dunque chiamata a decidere sull’ammissibilità di un quesito referendario, quello di Calderoli, che va in direzione del tutto opposta a quella annunciata dai partiti di governo. E come se non bastasse, di mezzo c’è anche il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. In teoria sarebbe una fase della procedura prevista dalla Costituzione. Nella realtà è una mina piazzata sotto la durata della legislatura. Non per niente le firme dei senatori sono state raccolte grazie al soccorso di Salvini scattato dopo il voltafaccia dei forzisti fedeli alla Carfagna. Ma su quello deciderà la Cassazione.

Legge elettorale decisiva per le sorti della legislatura

Tornando alla legge elettorale, è fin troppo evidente che la decisione dei giudici della Consulta è destinata ad avere un alto impatto politico. Sia in un senso sia nell’altro. Alla luce del chiaro e larghissimo pronunciamento favorevole riscosso dal sistema maggioritario nei referendum del 1993, sarebbe infatti difficile sostenere l’inammissibilità del quesito leghista. Da quel referendum nacque il Mattarellum con il quale si è votato nel ’94, nel ’96 e nel 2001. E anche in quegli anni vi fu chi pensò di abrogare il 25 per cento di quota proporzionale. Optando, invece, per l’ammissibilità, la Corte costringerebbe di fatto la maggioranza ad archiviare il Germanicum, visto che iva n direzione opposta. Insomma, tutto lascia pensare che il confronto sulla legge elettorale sia destinato a spostarsi dalle aule parlamentari a quella della Consulta. E non è detto che sia un male.

 

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