L’assistente della Occhionero arrestato per mafia: “Aveva un piano studiato a tavolino”

domenica 12 gennaio 12:44 - di Redazione

Antonino Nicosia, collaboratore della deputata di Italia Viva Giuseppina Occhionero, falsificava documenti e data di nascita per entrare in carcere e parlare coi boss. Lo rende noto un articolo di LiveSicilia.

Dall’indagine che ha portato all’arresto di Nicosia è emerso che, oltre a progettare estorsioni e omicidi, l’esponente radicale entrava e usciva dalle carceri, incontrando anche capimafia detenuti al 41 bis, proprio grazie alla Occhionero. I due si erano conosciuti tramite i Radicali. Secondo i Ros, aveva un piano studiato a tavolino, per riuscire nel suo scopo.

Il trucco di Nicosia per parlare coi boss

“È grazie al rapporto  con la deputata – scrive il sito riportando un’informativa dei Ros – di cui ad un certo punto è divenuto assistente, che l’esponente agrigentino dei Radicali, arrestato nelle scorse settimane per mafia, è riuscito a fare visita ai detenuti di alcune carceri. Dietro i suoi ingressi nei penitenziari ci sarebbero intenti diversi rispetto a quelli portati avanti da chi si batte per i diritti dei detenuti”.

Il trucco di Nicosia? Cambiava la sua data di nascita. Oppure gli estremi del documento. Il risultato “Nel sistema informatico non venivano fuori i suoi precedenti penali: Nicosia ha scontato una lunga condanna per droga. Sfortuna per lui che il responsabile delle guardie penitenziarie si ricordasse del suo volto nel periodo in cui era stato detenuto. E così il Dap gli ha impedito successivi accessi in carcere”.

La Occhionero non ha voluto parlare coi giudici

Secondo i Ros, fra la deputata renziana e Nicosia era nato “un rapporto che andava oltre il legame professionale”. Un rapporto che si è rotto nell’aprile 2019. Perché? “Era molto evasivo su una serie di circostanze, non mi diceva dove si trovava, cambiava continuamente automobile, non amava le telefonate, preferiva quasi esclusivamente messaggi Whatsapp”, ha dichiarato Occhionero. Il deputato di Italia Viva è indagata per falso. Secondo i pm, avrebbe fatto entrare Nicosia assieme a lei in carcere presentandolo come suo assistente parlamentare, prima che questo ruolo venisse ufficializzata con un contratto. Nicosia si trova in carcere con l’accusa di essere organico alla famiglia mafiosa di Sciacca.

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