La Trenta finalmente sloggia: liberato l’appartamento di Stato, torna dove «spacciano i pusher»…

mercoledì 8 gennaio 16:24 - di Chiara Volpi
l'ex ministra Trenta foto Ansa.

L’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta finalmente ha sloggiato. Dopo aver tergiversato. provato a resistere. Insistito a obiettare sull’eventualità di traslocare. Invocato necessità e diritti sull’appartamento in questione. Avocato a sé il diritto sull’immobile ri-assegnato al marito (questione di cui si è occupata anche la Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo senza indagati né ipotesi di reato, per verificare la correttezza della nuova attribuzione al coniuge militare). Insomma, proprio dopo aver esperito ogni strada, l’ex ministra 5S ha fatto le valigie e ha lasciato la casa di ampia metratura messa a disposizione dall’Esercito. A pochi passi dalla centrale San Giovanni a Roma. E si torna al Pigneto, dove, ebbe a dire la Trenta in uno dei disperati tentativi di tenersi stretto l’immobile al Corriere della sera, «i pusher spacciano la droga»…

L’ex ministra Trenta ha traslocato

Tanto tuonò che piovve. E così, dopo un’estenuante resistenza, alla fine la trenta ha ceduto e riconsegnato l’immobile di prestigio indispensabile sempre a sua detta, alla vita sociale e di relazioni da lei condotta. E per cui, una delle necessità additate, era proprio quella di ampi saloni e sale da pranzo per ricevere. Accogliere. Incentivare relazioni diplomatiche… A riportare la notizia è il quotidiano La Verità, spiegando che ieri mattina è avvenuto il trasloco dall’appartamento finito nel mirino polemico, per il quale l’ex ministra pentastellata era finita nei mesi scorsi al centro di una bufera mediatica che ha esacerbato l’animo di molti colleghi (Toninelli in testa a tutti). Scatenato gli alfieri del giornalismo investigativo (a partire da Le Iene). Fatto leva su malumori e mal di pancia dell’opinione pubblica, rinnovati dall’ultimo casus belli a tema “privilegi della casta”.

Ieri ha lasciato l’appartamento di Stato

Quelli in nome dei quali, secondo il Corriere, ripreso da Il Fatto Quotidiano, «per occupare quell’appartamento in zona San Giovanni in Laterano la ministra pagava solo 141,76 euro di canone mensile. Che arrivavano a 314,95 euro includendo anche la rata per l’utilizzo dell’arredamento». Ora, il colpo di spugna. E alla fine, ma proprio alla fine, l’ex ministra della Difesa, asserragliata nell’abitazione di Stato per oltre 4 mesi dopo il termine del suo incarico al Ministero di via XX Settembre, ha dovuto cedere il presidio. Del resto, come riferisce l’Adnkronos, «nell’ultimo annuncio social, che risale al 5 gennaio, giorno in cui La Verità dedicava l’apertura del giornale al mancato trasloco, il ministro aveva fatto sapere che avrebbe lasciato l’appartamento che le era stato assegnato il 9 ma, forse per non trovarsi cronisti tra i piedi, ha deciso di anticipare al 7», sottolinea il quotidiano.

Ritorno nell’appartamento di proprietà al Prenestino

Riguardo ai ritardi nei tempi del trasferimento, il maggiore Claudio Passarelli, marito della Trenta, ha affermato ai cronisti – e riporta il quotidiano diretto da Belpietro – che «c’è stato un problema con la ditta. Adesso però è tutto risolto». Ma, prosegue il quotidiano, dalla stessa ditta di traslochi si precisa che «siamo arrivati lì oggi perché ci è stato detto di arrivare lì oggi». E «non ci sono stati ritardi». Dunque è ufficiale: la Trenta ha mollato la presa. Ha restituito l’alloggio di servizio. E, suo malgrado, ha fatto rigorosamente (e mestamente) ritorno nell’appartamento di proprietà al Prenestino…

Commenti

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  • GISELLA FALZONI 9 gennaio 2020

    Poverina, deve tornare fra i pusher, ma le sta bene visto che ha fatto di tutto per mettere i bastoni fra le ruote quando Salvini voleva impedire l’arrivo dei pusher da lei temuti. Persona meschina e traditrice.

  • Giuseppe Forconi 9 gennaio 2020

    E questa gente e’ stata votata dal popolo sovrano????? Ma fatemi il piacere, cosa facevate dentro le urne il giorno del voto…. le s…..!!!???

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