“La foto del Duce non viola gli standard”. Facebook di nuovo condannata per le sue censure

venerdì 31 Gennaio 18:22 - di Viola Longo
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Pubblicare la foto del Duce non viola gli standard di Facebook. A sancirlo è stato il Tribunale civile di Chieti, che ha accolto il ricorso dell’avvocato Gianni Correggiari, difeso dal collega Antonio Pimpini per un caso di censura da parte del social network. La condanna è stata resa nota dall’avvocato Augusto Sinagra, che insieme all’avvocato Guido Colaiacovo è a sua volta legale difensore in un’altra causa che ha visto già una clamorosa sconfitta della società di Mark Zuckerberg: quella intentata da CasaPound dopo la chiusura di massa delle proprie pagine. Dettaglio di ironia perfida: Sinagra ha divulgato la notizia proprio dalla sua pagina Facebook.

Facebook condannata a pagare danni e spese legali

Secondo quanto ricostruito da Sinagra, Correggiari aveva pubblicato una foto del Duce, in occasione del suo compleanno, e una foto della bandiera di combattimento della Rsi. In entrambi i casi su di lui si era abbattuta la scure censoria del social network. Per Facebook si trattava di violazione degli standard della Community. Non la pensa così, però, la giustizia italiana, che – con Ordinanza del 29 gennaio 2020 (RG n. 1489/2019), di cui ha dato notizia Sinagra – ha condannato Facebook Ireland ltd al pagamento di 15mila euro di danni e 8mila di spese legali. Anche il Tribunale di Roma aveva accordato a CasaPound un risarcimento di 15mila euro. Più 800 euro al giorno per ogni giorno di ritardo nella rimessa online.

Il precedente di CasaPound

Il caso della censura all’avvocato Correggiari, se possibile, rischia di essere ancora più eclatante di quello di CasaPound. Lì, infatti, il social network si era avventurato in un generico giudizio sulla natura del movimento, accusato di alimentare l’odio. A CasaPound e alla sue pagine non aveva mosso alcuna contestazione puntuale.

Commenti

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  • lauro 3 Febbraio 2020

    Dopo CasaPound adesso le foto del duce ,ormai è chiaro che procedono imperterriti con le loro censure, a questo punto è inevitabile la chiusura di Facebook ,che pretende di pilotare i suoi utenti