Il sud torna a credere nel centrodestra con la Calabria. L’Emilia potrebbe non bastare al governo Conte

domenica 26 gennaio 23:50 - di Francesco Storace
Conte

Conte sì, Conte no. Poniamo il caso che finisca effettivamente così, col trionfo di Jole Santelli in Calabria e con la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna. Verrebbe da dire, dopo tutte le regioni conquistate dal centrodestra dal 2018 in poi, “arrendetevi siete circondati”.

Perché non può sfuggire a nessuno da che parte sta il popolo italiano nel suo complesso. E che nella stessa Emilia Romagna si sono salvati, a sinistra, tremando fino alla fine, dopo aver temuto una sconfitta clamorosa.

Aggiungiamo a questo il crollo dei candidati espressione del Movimento Cinquestelle ed ecco che il governo dovrà davvero interrogarsi sul consenso che la sua maggioranza riscuote nel paese. Pd e M5s sono comunque minoranza in Italia.

Il centrodestra dovrà prepararsi ad una battaglia di lunga durata, magari con un po’ di dialogo interno in più. Conte e soci faranno di tutto per resistere nelle posizioni di potere detenute alla faccia degli orientamenti politici del popolo italiano.

Poi, può accadere di tutto nelle urne e quindi è ancora presto per fare previsioni politiche di senso compiuto. La cura Conte, comunque, non è servita a indebolire il centrodestra. Anche perché in Emilia Romagna i capi coalizione si sono ben guardati dal ripetere la sfortunata fotografia di Narni e la loro presenza avrebbe solo fatto perdere voti a Bonaccini. Semmai tira un sospiro di sollievo il Pd di Zingaretti.

Per ora, resta comunque indiscutibile la fortissima affermazione di Jole Santelli in Calabria, che si appresta a trionfare nella competizione elettorale. La Santelli eredita una regione governata malissimo dalla sinistra ed è stata capace di entrare nel cuore dei calabresi, che le hanno dato una grandissima fiducia. Rifiutando il messaggio demagogico che proveniva dai suoi avversari.

Al sud si ricomincia a credere nel centrodestra e questa è davvero una bella notizia.

Commenti

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  • Di Pietro Giovanni 27 gennaio 2020

    …..sul Appennino tosco emiliano la guerra non è mai finita. Le azioni per fomentare l’odio tra fazioni è prerogativa dei comunisti. Ci sono riusciti anche stavolta. Per poco. La spallata c’è stata, e potente. Lo sanno pure loro. Non terranno per sempre. La caduta sarà rovinosa.

  • Giuseppe Forconi 27 gennaio 2020

    Eccoci qua. ! Con la prevedibile sconfitta in Emilia terra Rossa per convenienza ma non per fede, anche perche’ i capi storici della sinistra avrebbero fatto a pezzi una certa parte della popolazione.
    In Calabria hanno ragionato un po piu’ sulla decisione di dare fiducia alla destra.
    O R A !!!! ???? Cara On. Meloni e Salvini e’ ora di mettere in atto tutte le promesse fatte, non dimenticate che l’Emilia Romagna hanno si vinto , ma stanno al balcone per vedere come vi comporterete verso le regioni vinte. Si fa per dire “Vinte” diciamo che il popolo, quello stufo e calpestato dai soprusi della sinistra, ha fatto una scelta, io la chiamerei una scelta tentativa, ecco perche’ suggerisco a PdL e Lega di non dormire sugli allori. On. Meloni, ora che le campagne elettorali sono finite, si faccia sentire quotidianamente in Parlamento e cerchi di ammutolire quei soliti criticoni, faccia spallucce a chi sorride sogghignando e principalmente non si perda d’animo, una battaglia campale persa non vuol dire la guerra. Noi,come diceva quel vecchio alla radio, “Amici vicini e lontani….. ” Noi siamo qui’ e le saremo vicini anche se lontani (credo che molti noi siamo veramente lontani cioe’ in altri Paesi, mapossiamo appoggiarla egualmente. Tenga a bada Salvini e tratti con i guanti a Berlusconi.
    Auguri
    P.F.

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