Gordon pasha, il colonialista inglese che liberò il Sudan dai mercanti di schiavi. Morì nell’assedio di Karthum

domenica 26 gennaio 18:44 - di Giancarlo Cremonini
gordon

Gordon pasha, un destino inglese. Il 26 gennaio 1885 moriva, nella città sudanese di Karthoum per mano dei dervisci del Mahadi, il generale britannico Charles George Gordon. Era comunemente conosciuto come Gordon Pasha. Una delle figure più carismatiche, amate e apprezzate dell’epoca vittoriana. Gordon nasce nel 1833 a Woolwich quarto figlio di un ufficiale della Royal Artillery, cioè della Reale Artiglieria. Gordon sceglie di seguire le orme paterne entrando alla Accademia militare Reale di Woolwich dove si distingue come cadetto. Nel 1852 riceve il brevetto di ufficiale dei Royal Engineers cioè del Corpo del Genio reale. Il suo primo incarico è in madre patria e consiste nel prendere parte alla costruzione delle opere difensive poste a guardia del porto di Milford.

Gordon fu inviato in Crimea e poi in Cina

Nel 1855 scoppia la guerra con la Russia a seguito delle mire zariste sui alcuni territori dell’Impero Ottomano. Gordon prese parte alle operazioni nella penisola di Crimea. Arrivò di stanza nella località di Balaklava resa poi famosa per la disastrosa carica dei seicento cavalleggeri di Lord Cardigan. In qualità di membro del Genio reale prende parte alle operazioni di assedio della fortezza di Sebastopoli. Nel corso delle operazioni Gordon viene ferito in combattimento e si fa notare per le sue non comuni qualità militari. Oltre che per il suo valore in un teatro operativo difficilissimo contraddistinto da sporcizia, malattie e mancanza di un adeguato supporto logistico. Dopo aver partecipato ai lavori per la delimitazione dei nuovi confini tra l’Impero Russo e quello Ottomano Gordon torna finalmente in patria.

Il generale alla “guerra dell’oppio”

Nel frattempo era scoppiata fra Regno Unito e Cina la cosiddetta guerra dell’oppio, uno dei capitoli più oscuri del colonialismo britannico. Gordon viene inviato in Cina nella città di Tientsin e prende parte alle operazioni per la conquista di Pechino. Il governatore della provincia di Jiangsu, che stava fronteggiando una ribellione, chiede agli inglesi di nominare un ufficiale per prendere il comando del contingente incaricato di sedare la ribellione. Gordon fu il prescelto. Questi grazie al suo coraggio e alle qualità di comandante carismatico riesce a sconfiggere i ribelli pacificando la regione. Per i suoi meriti sul campo viene promosso dall’Imperatore cinese al grado di Generalissimo. I suoi compatrioti, nel frattempo, lo promuovono al grado di Tenente Colonnello e gli concedono l’onorificenza di Companion of the Bath unitamente al soprannome di Gordon il Cinese.

In Sudan Gordon ebbe numerose difficoltà

In seguito Gordon, anche sorretto da una profonda e incrollabile fede, viene impiegato della provincia egiziana del Sudan nella campagna per mettere fine alla piaga dello schiavismo. Che ancora affliggeva in modo endemico quelle regioni. Gordon viene nominato colonnello dell’Esercito egiziano e conduce vaste operazioni contro gli schiavisti. Purtroppo presto entra in contrasto con il Governatore generale del Sudan Ismail Pasha. Il quale, essendo egli stesso implicato della lucrosa tratta degli schiavi, invece di aiutare Gordon faceva di tutto per vanificare i suoi sforzi. A questo punto Gordon minaccia le dimissioni ma rimane in Sudan dopo essere stato nominato Governatore generale. In tale veste continua la sua campagna contro la schiavitù spingendosi fino in Abissinia. Nel 1880, sfibrato dalle fatiche di una campagna lunga condotta in zone selvagge ed ostili, Gordon rassegna le dimissioni per motivi di salute.

Il generale in Sudan conobbe il suo destino

Ma il destino di Gordon era scritto ed era di tornare nuovamente in Sudan, terra da lui tanto amata dove si sarebbe conclusa la sua esistenza terrena e la sua vicenda umana. In Sudan era scoppiata una rivolta di matrice islamica fondamentalista capeggiata da Muhammad Ahmad che si era auto proclamato Mahadi cioè “colui che è ben guidato da Dio”. Una specie di figura messianica inviata da Allah per cacciare gli Egiziani e gli infedeli dal Sudan. L’Egitto, profondamente preoccupato delle conseguenze potenzialmente devastanti della rivolta Mahadista, aveva inviato un esercito in Sudan guidato dall’ufficiale britannico Hicks Pascia. Purtroppo le forze Mahadiste annientarono l’esercito di Hicks Pascia con la morte dello stesso Hicks. Così i Mahadisti erano entrati in possesso di una grande quantità di fucili, cartucce ed anche alcuni cannoni, cosa questa che aveva enormemente aumentato la capacità offensiva dei ribelli.

L’inettitudine del governo Gladstone

Nel frattempo nel Regno Unito era in carica il governo Gladstone. William Gladstone, esponente del Partito Liberale, era totalmente contrario a quelle che lui definiva come avventure africane. Pertanto, non era intenzionato ad inviare truppe in Sudan ritenendo che la questione dovesse essere gestita e risolta dal governo egiziano. Ma ovviamente non era assolutamente in grado di farlo. Gladstone, come molti idealisti, addirittura nutriva celate simpatie per i ribelli che, a suo vedere, combattevano per l’indipendenza del Sudan dalla dominazione egiziana. Purtroppo non capiva che i Mahadisti erano dei fondamentalisti che volevano instaurare la Shaaria che, in caso di vittoria, certo non si sarebbero certo fermati ai confini sudanesi ma sarebbero sciamati in tutto il Nord Africa ed il Medio Oriente destabilizzando l’intera regione. Il popolo britannico per contro e non dimentichiamo che siamo al culmine dell’epoca Vittoriana, invocava a gran voce un intervento militare in Sudan per sconfiggere la rivolta Mahadista.

Gladstone, stretto fra le sue convinzioni politiche e la volontà popolare, decide in modo salomonico di inviare il generale Gordon in Egitto con il compito di portare a termine l’evacuazione dei cittadini egiziani e di quelli europei da Karthum. Era ormai chiaro che il Mahadi non avrebbe avuto nessuna pietà per loro. Il carattere disperato della missione e i gravissimi pericoli che la stessa comportava erano chiari. Ma Gordon decide di accettare l’incarico forte della sua vastissima ed ineguagliata conoscenza del territorio sudanese e delle sue popolazioni e conscio di essere l’unico uomo, nel Regno Unito, ad avere qualche speranza di successo.

Karthum lo accolse come un liberatore

Al Cairo Gordon contatta una sua vecchia conoscenza, un notabile locale chiamato Zobeyr Pasha, che aveva molti contatti e agganci a Karthum. Sperava che potesse aiutarlo nella sua missione per salvare i civili della città. Purtroppo Zobeyr aveva un losco ed oscuro passato di trafficante di essere umani ed era, pertanto, una figura assolutamente non spendibile agli occhi del governo egiziano e dell’opinione pubblica britannica. Per nulla scoraggiato Gordon parte egualmente per Karthum percorrendo il Nilo e giungendo nella città il 18 febbraio 1884 accolto da una folla festante ed entusiasta che vedeva in lui il loro salvatore. Rendendosi conto che le forze del Mahadi non avrebbero tardato ad arrivare, inizia subito l’evacuazione di donne, vecchi e bambini. Riuscì a mettere in salvo più di duemila persone attraverso il Nilo, l’unica via di comunicazione ancora aperta.

I collegamenti terrestri, infatti, erano controllati dalla cavalleria Mahadista. Forte della sua esperienza di ufficiale del Genio reale Gordon comincia a fortificare la città che era difesa da due lati dalle acque del Nilo. Gordon allestì fossati, poste mine e ostacoli vari e disposti i cannoni. La resistenza eroica della città e dei suoi difensori si protrae per mesi causando grosse perdite alle forze assedianti. Nel frattempo il premier Gladstone, pressato dall’opinione pubblica e anche dalla Regina Vittoria, si decide finalmente ad inviare un Corpo di Spedizione in Egitto. Era comandato dal generale Sir Garnet Wolseley.

Il generale morì per mano degli islamici

Purtroppo le cose andarono male. C’era la necessità di far acclimatare il personale militare al clima desertico. Le enormi difficoltà logistiche legate al particolare teatro di operazione. E infine la grande distanza di Karthum dall’Egitto, ritardano l’avanzata del Corpo di Spedizione. Il Corpo libera la città solo due giorni dopo che la stessa, a causa del tradimento di alcuni difensori, era caduta nella mani delle forze ribelli. Il generale Gordon fu ucciso e decapitato dai Mahadisti e la sua testa recisa inastata su una lancia e portata al campo del Mahadi. Al riguardo si dice che il Mahadi avesse espressamente vietato di uccidere Gordon e che avesse ordinato di catturarlo vivo.

Il nome di Gordon divenne simbolo di martirio

Il generale diviene così un martire e un eroe nazionale e Gladstone duramente stigmatizzato dalla stampa e dal popolo inglese e ritenuto moralmente responsabile della tragica fine del generale. Il suo governo sopravvive poco al martirio di Gordon e cade nel 1885. Il Sudan, nel frattempo, finisce sotto il dominio Mahadista che applica da subito ed in modo inflessibile le leggi islamiche nella loro interpretazione più rigida e ortodossa. La vendetta per la morte di Gordon arriva nel 1896 quando un una spedizione militare guidata dal generale Horatio Kitchener, di cui faceva parte anche Winston Churchill, risale il Nilo. E sconfigge l’esercito Mahadista nella grande battaglia di Omdurman liberando finalmente Karthum ed il Sudan.

Le imprese di Gordon Pasha a Karthum erano in in un film che vedeva Charlton Heston interpretare Gordon e Laurence Olivier interpretare il Mahadi. Ancora oggi per molti il nome di Gordon è sinonimo di coraggio, spirito di avventura, eroismo, sacrificio ed assoluta integrità morale. Ed è anche simbolo di un’epoca, quella Vittoriana, che seppe produrre uomini di Stato e leader militari di eccezionale levatura che noi, oggi vorremmo tanto avere a nostra disposizione.

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