Giulio Regeni senza verità e giustizia. Londra e Parigi tacciono. E noi cerchiamo al Cairo…

sabato 25 gennaio 16:18 - di Tano Canino
Giulio Regeni

Giulio Regeni ancora senza verità e giustizia. Verità e Giustizia che sono merci difficili da trovare sul bancone della vita. Figurarsi se di mezzo ci stanno anche geopolitica ed interessi economici enormi. Gorghi che tutto risucchiano. In uno dei quali finisce, 4 anni fa, il giovane ricercatore triestino. Che lo abbianno tirato dentro, è fuori discussione. Probabilmente del tutto a sua insaputa. Noi siamo convinti che Giulio Regeni è stato  vittima di un gioco lucidamente orchestrato da altri. Per interessi altri e diversi. Alcuni dei suoi aguzzini sono certamente egiziani. Ma nessuno può dire con certezza a quale fazione appartengano. Sappiamo bene, invece, chi l’ha mandato allo sbaraglio al Cairo. Sappiamo chi gli ha ordinato quel tipo di “ricerca“, quei “contatti“, quelle “zone“. Personaggi equivoci. Evanescenti. Colpevoli come e più gli aguzzini. Protetti dal ruolo ricoperto e dai silenzi delle intelligence. Noi lo sosteniamo dal primo giorno. Quasi in solitaria. E oggi lo ribadiamo: stanno sicuramente a Londra gli “architetti” principali del gorgo di cui Regeni è rimasto vittima.

Il groviglio Giulio Regeni

Spedito in Egitto dalla professoressa di CambridgeMaha Abdel Rahman, che si scopre poi essere “vicina” ai Fratelli Musulmani. Ovvero ai nemici mortali di al-Sisi. Gente pericolosa davvero. Da trattare con cautela e circospezione. Roba di Servizi segreti, non di ricerche universitarie. Ma evidentemente la signora Rahman non se ne preoccupa. Anzi, commissiona la sua preziosa “ricerca” sul sindacato ambulanti proprio al giovane dottorando triestino. O, magari lo sceglie apposta perchè italiano, chissà. Giulio Regeni vola quindi in Egitto, (con visto turistico e non di studio: ulteriore stranezza!) e comincia a darsi da fare. Chiede, interroga, conosce, frequenta, trascrive. E viene denunciato, per soldi, come può capitare da quelle parti. Con i Servizi di al-Sisi (che non sono certo sprovveduti) che, infine, si convincerebbero di avere a che fare con una spia. Detto fatto: preso, torturato e ucciso. Dopodichè, caso più unico che raro, il corpo martoriato del ragazzo viene ritrovato. Un fatto in se strabiliante, se si pensa che nella megalopoli egiziana scompaiono decine di persone l’anno. Che nessuno mai più ritrova. Quale potesse essere l’interesse degli aguzzini statali a far ritrovare il cadavere non è chiaro. Al contrario di oppositori del regime e/o servizi stranieri. Un pò di rigor logico non guasterebbe. Così come bisognerebbe insistere con Londra e anche con Parigi. Perchè anche per i francesi, oltre che i britannici, sarebbe stata perfetta una controversia diplomatica Italia-Egitto. Magari con rottura delle relazioni  bilaterali. Giusto il tempo di rimettere in discussione quei contratti per i giacimenti energetici scoperti da Eni pochi mesi prima dell’assassinio del nostro ricercatore. Centinaia di miliardi. Chissà quanti avrebbero (hanno?) sperato in una simile opportunità! Interessi così ingenti spiegano, da che mondo è mondo, le azioni più abiette e nefaste. E forse è per questo che Giulio Regeni resta ancora senza verità e giustizia.

Commenti

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  • Nazzareno Mollicone 26 gennaio 2020

    Giusta analisi, alla quale bisognerebbe aggiungere che il corpo del povero Regeni fu fatto ritrovare proprio nel momento in cui il Ministro italiano dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, arrivava al Cairo con una folta delegazione di imprenditori per stabilire rapporti economici. Delegazione che, dinanzi a quell’episodio, è rientrata subito in Italia senza concludere nessun affare. Cui prodest?

  • ADRIANO AGOSTINI 26 gennaio 2020

    Questa è come la storia di Ustica…

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