Delirante attacco di “Micromega” a Pansa: “Un falsario. Ha sdoganato FdI e Salvini”

giovedì 16 gennaio 10:47 - di Guglielmo Federici
Pansa

Violento attacco di Micromega a Giampaolo Pansa. Con la penna intinta nel veleno il critico d’arte Tomaso Montanari si incarica di tessere un rancoroso articolo contro l’autore del”Sangue dei Vinti”, appena scomparso.  Giudica “inaccettabile” quella che definisce  “la scelta revisionista di Pansa”. E bolla le santificazioni operate dai media una  “corale opera di depistaggio”. Ma Montanari va molto oltre il  dissenso dal giornalista scomparso, che può essere naturalmente legittimo.  E’ ignobile e arbitrario il ragionamento che ne segue. Montanari parte dalla delegittimazione totale del Pansa storico, definendolo “falsario”.  La sua “equiparazione sostanziale fascismo-antifascismo”  rende Pansa “uno dei responsabili culturali della deriva che conduce allo sdoganamento dello schieramento che va da Fratelli d’Italia alla Lega di Salvini, passando per Casa Pound”. Un delirio. 

Fossimo in una democrazia sana, Montanari, docente di storia dell’arte, andrebbe allontanato dall’insegnamento. Tanto divisive e colme di odio intellettuale sono le sue analisi. Pessimo insegnamento per i giovani. Montanari si fa interprete del rancore che la sinistra cova e coverà per sempre contro Pansa. Non si insegna con il rancore e l’ideologia. Oltretutto è un ignorante in senso etimologico: non sa che i partiti non vengono sdoganati dai libri di storia, ma dagli elettori che li votano. Ben strano concetto di democrazia.

Micromega: fango su Pansa e i ragazzi di Salò

Poi getta tutto il discredito possibile e immaginabile sulla memoria dei ragazzi di Salò. Con una cattiveria che fa orrore. Pansa è colpevole di avere fatto da “megafono” alla pubblicistica fascista sulla guerra civile italiana;  e sulla memorialistica dei reduci di Salò. Una messe di testimonianze “che per un cinquantennio non erano riusciti a incrociare la strada del grande pubblico per la loro inconsistenza storiografica”: è la sentenza dell’autore del vergognoso articolo. Pansa ha acceso i riflettori sull’altra metà della storia. Sia dannato per sempre, è il sottotesto dell’articolo. Pansa ha avuto molti riconoscimenti da parte della cultura di destra per avere depotenziato le vulgate resistenziali ed illuminato capitoli  oscuri che la sinistra preferiva fossero rimasti negli scantinati della memoria. Guardati a vista dai “gendarmi”. Nell’oblio.

Non è stato così. “Basterebbe questo a renderne la memoria esecrabile”, si spinge a scrivere Montanari: “Almeno per chi crede davvero nei valori della nostra Costituzione”. Siamo alla follia. Montanari si dice sconcertato della “celebrazione corporativa della grande firma”. Tutti idioti i giornalisti – secondo l’illuminato Montanari – che ne hanno elogiato l’opera. Dunque, da vero gendarme della memoria” (definizione usata da Pansa ) “i suoi libri  dal 2003 in poi ecco cosa sono: “Una continua, abile, suggestiva manipolazione dei fatti” Lo scopo dello scrittore e giornalista sarebbe stato quello di “costruire, nella percezione del pubblico, un sostanziale falso storico”.

Pansa si farebbe una risata. Perché questo giudizio di Montanari è in sostanza la summa delle ingiurie che gli erano state rivolte in vita. Fa ridere la distinzione che fa Montanari tra un Pansa “buono”, poi diventato “cattivo”. “Aveva praticato egli stesso la ricerca storica con ottimi risultati”, si legge nell’articolo di “Micromega”. “Ma quando decise di  sostenere le tesi opposte a quelle in cui aveva sempre creduto – quando, cioè, decide di costruire l’apologia di chi uccise e morì per la Repubblica di Salò – non adottò il metodo storico. Ma ma scrisse una serie di testi narrativi in cui la memorialistica e il romanzo sfumano l’una nell’altro”. 

L’epitaffio di Montanari sulla tomba di Pansa suonerebbe così: “Sono testi, i suoi, che non hanno nulla a che fare con la storiografia: ma nemmeno col giornalismo…”. Insomma falsificazioni, carta straccia che racconta una storia falsa: “fiction ideologica, dalla parte dei fascisti”. Ignobile. Ignobile anche il resto. Pansa sarebbe stato abilmente coadiuvato da “un’ampia corte di giornalisti (quelli fascisti, quelli di destra, quelli che semplicemente non leggevano nulla; e quelli troppo ignoranti per porsi il problema)”. 

Ancora: “ Pansa oggi non è (come dovrebbe) l’autore di romanzetti curiosamente filofascisti, ma è il giornalista antifascista che ha svelato – dimostrando la coraggiosa capacità di andar contro ‘la sua parte’ – il lato oscuro della Resistenza. Una clamorosa distorsione della verità”. Di distorto c’è qualcos’altro. La paura che il “fantasma”  di Pansa li perseguiti. I suoi libri hanno mutato, se non rovesciato, la percezione -falsa e omissiva- di tanta storiografia ideologica. E questo non sarà mai elaborato dalle cattive coscienze.

 

Commenti

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  • FAUSTO 18 gennaio 2020

    ho letto quasi tutti i libri di pansa, ora sto leggendo “LA GUERRA SPORCA”, un libro interessante ed avvincente. ho ritrovato molti riferimenti alla mia giovinezza ed alle vicissitudini che ho attraversato. Giampaolo Pansa era uno scrittore intelligente e critico. Purtroppo la guerra sporca continua ancora sia in Parlamento che nei circoli politically correct. Speriamo di vivere liberi un giorno.

  • Andrea 17 gennaio 2020

    Possiamo solo dire che chi infama i morti per non aver avuto il coraggio o la faccia di farlo quando erano vivi è solo la brutta copia di un’infame !
    Non mi pare si possa dire altro di tale schiuma della terra, che probabilmente non ha nemmeno letto la metà di tutto ciò che lo scrittore PANSA ha pubblicato, dicendo la verità a costo, come è successo , di crearsi dei nemici, tutti coloro che ne vogliano offuscare la memoria sono solo dei castrati infami !

  • 17 gennaio 2020

    La solita sinistra benpensante che difende “le vestali della resistenza” ed offende chi, come Giampaolo Pansa, ha cercato di dare una lettura non di parte di quel periodo storico. Onore a Giampaolo Pansa!🇮🇹🇮🇹🇮🇹

  • Carlo Cervini 17 gennaio 2020

    Questi purtroppo sono i frutti terrificanti di aver dato in mano ai sessantottini la cultura, la scuola e l’Università, questi reietti dell’umanità operano solo per derubare il prossimo in nome dell’eguaglianza e distruggerlo da vivo e anche da morto……………..la verità fa paura più delle loro malefatte.

  • bruno buono 17 gennaio 2020

    Questo emerito professore ancora una volta, ma sara’ sempre cosi’ , purtroppo, non vuole che emergano scene e verita’ che Pansa nato comunista, ha voluto con i suoi libri porre agli occhi di chi vuole vedere, le vergognose razzie di sangue, del dopo guerra, perpetrate dai COMPAGNI ROSSI e dai Partigiani ROSSI.
    Come si fa ad dare una cattedra di insegnamento, ad un professore che semina odio, oggi, dopo settanta anni.Vergona MONTANARI sei un emerito stronzo

  • massimo maiolo 17 gennaio 2020

    Critico d’arte…un altro stalinista manicheo, killer della verità storica.

  • Emilio 17 gennaio 2020

    C’è da sperare che con la conoscenza del DNA e la possibilità di modificare i geni si riesca finalmente a sradicare il gene del rancore.

  • Carlo 16 gennaio 2020

    Homunculus, solo un homunculus questo se dicente critico letterario

  • maurizio pinna 16 gennaio 2020

    Non mi sorprende perché , storicamente, durante il 68, i personaggi della Rivista erano i più convinti assertori della fisiologica continuità tra i gap partigiani ed il movimentismo studentesco armato e l’ attacco allo scrittore è una conferma che dopo più di 70 anni tale continuità è reale.
    Giuseppina Tuissi , nome di combattimento “Gianna” e Luigi Canali, “Capitano Neri” erano partigiani della 52^ Brigata Garibaldi, quella che catturò il Duce e il suo seguito. L’ “errore” per cui vennero “condannati a morte” e assassinati fu definito, allora come ora, come una sorta di accondiscendenza con il nemico. Il nemico era Mussolini in persona e i due , sempre secondo l’accusa mossa dal vertice del PCI di Milano, avrebbero brigato per trasportare il Duce dalla caserma della GdF di Germasino in una località concordata con l’OSS alleato al fine di sottrarlo al gap che doveva provvedere all’esecuzione.
    Pansa non è stato assassinato e aveva la sua età, Giuseppina aveva 22 anni e Luigi 33 , e sono morti ammazzati sul Lago di Como perché credevano che un supposto reo avesse diritto a difendersi prima che subentrasse il plotone d’esecuzione, cosa inconcepibile per un’ ideologia perversa che vede negli avversari politici persone che, per principio, devono essere eliminate.

  • Paolo Ferlini 16 gennaio 2020

    A chi non ha niente da dire, dopo aver bruciato tutti i valori religiosi, politici, civili, non resta che l’insulto verso l’altro che i valori li ha conservati, specialmente la coerenza e la sincerità.

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