Brexit, è fatta: sabato il Regno Unito tornerà uno Stato sovrano. E si libererà del fardello della Ue

domenica 26 gennaio 22:17 - di Redazione
brexit johnson

Brexit, finalmente è fatta. Mancano ancora dei passaggi formali, tra i quali un voto nella plenaria del Parlamento europeo. Ma, se tutto andrà come previsto, dopo quaranta mesi di negoziati e tre proroghe, sabato prossimo il Regno Unito sarà uno Stato terzo.Uscirà dalla Ue dopo 47 anni. Venerdì scorso il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel hanno firmato l’accordo per il ritiro della Gran Bretagna dall’Unione. Aprendo così la via per la ratifica da parte del Parlamento Europeo. Da sabato prossimo fino al 31 dicembre 2020, termine del periodo di transizione salvo proroghe, il Regno Unito sarà un Paese terzo.In realtà però sarà trattato come un Paese membro (con alcune eccezioni), ma senza alcun diritto di intervento nel processo decisionale Ue e senza alcun diritto di rappresentanza.

La Ue getta acqua sul fuoco della Brexit: sempre amici

Tra l’Ue e il Regno Unito, ha twittato Michel, “le cose inevitabilmente cambieranno, ma la nostra amicizia resterà. Iniziamo un capitolo nuovo, come partner e come alleati. Non vediamo l’ora di scrivere insieme questa nuova pagina”. L’accordo di ritiro dovrebbe essere approvato dal Parlamento europeo mercoledì, nel corso della mini-plenaria a Bruxelles. Giovedì la commissione Affari costituzionali, presieduta da Antonio Tajani, ha votato a maggioranza per la proposta del relatore Guy Verhofstadt. Che formulava “una raccomandazione favorevole alla conclusione dell’accordo di recesso”. L’accordo di ritiro, lato Ue, deve essere approvato dal Parlamento Europeo, a maggioranza semplice dei voti espressi. Dopo il voto di mercoledì prossimo in aula, il consiglio concluderà l’iter con un voto a maggioranza qualificata, previsto per giovedì 30 gennaio.

Johnson: non chiederemo alcuna proroga

Alla mezzanotte del 31 gennaio, ora di Bruxelles (le 23 in Gran Bretagna), nella notte quindi tra venerdì e sabato, il Regno Unito uscirà dall’Ue. Si concretizzerà il sogno dellaBrexit. E diventerà un Paese terzo. L’Ue perderà uno degli Stati membri più grandi, che ha un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu (l’Ue da ne avrà uno, quello della Francia). Dovrebbe cambiare poco, poiché inizierà il periodo di transizione, che durerà fino al 31 dicembre 2020, a meno che il Regno Unito non chieda una proroga di uno o due anni. Ma Boris Johnson ha già detto che non intende chiedere alcuna proroga.

Consiglio Europeo e Parlamento hanno tuttavia convenuto sulla necessità di un periodo di transizione “per quanto riguarda l’intero acquis dell’Ue. Sebbene il Regno Unito, in quanto Paese terzo, avrebbe cessato di prendere parte alle istituzioni dell’Ue”. Il periodo di transizione “funge da ponte per il periodo tra la fine dell’adesione all’Ue e il raggiungimento di un accordo sulle future relazioni”. Ed è “fondamentale per un recesso ordinato del Regno Unito dall’Ue”.

Fino al 31 dicembre 2020, salvo proroghe, malgrado Londra non partecipi più al processo decisionale Ue (non avrà più posto in Consiglio), “la maggior parte del diritto Ue” continuerà ad essere applicabile nel Regno Unito e di norma. “Al fine di evitare turbative durante la negoziazione dell’accordo sulle future relazioni”. Il periodo di transizione, nota Verhofstadt, “offre un po’ di respiro”, ma potrebbe “non evitare un secondo scenario caratterizzato dalla mancanza di un accordo. Poiché le sue disposizioni si limitano a coprire le modalità di uscita e trovare un accordo a lungo termine sarà estremamente impegnativo, poiché accordi commerciali complessi, globali e ambiziosi richiedono molto più tempo per essere negoziati”.

Post Brexit: la Ue ora corre verso il precipizio

Per l’Epc, “il futuro accordo Ue-Regno Unito è probabilmente il più insidioso che l’Ue si sia mai trovata a dover concludere”. A causa delle tre proroghe chieste da Londra e concesse dall’Ue alla data della Brexit, che avrebbe dovuto verificarsi nel marzo 2019″. La scadenza del periodo di transizione è rimasta “invariata” nel progetto di accordo di ritiro riveduto, con l’accordo trovato tra Ue e Regno Unito che ha eliminato il backstop irlandese. Trasformando l’Irlanda del Nord, de facto, in un’area doganale separata dal Regno Unito.

Il tempo a disposizione, insomma, è poco: “A meno che non venga presa una decisione di proroga prima del primo luglio 2020, il periodo di transizione non durerà più di 11 mesi”, ricorda Verhofstadt. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha sottolineato più volte che c’è “pochissimo tempo” per negoziare un accordo commerciale. “Se non riusciremo a chiudere un accordo entro la fine del 2020 – ha detto ancora von der Leyen – avremo davanti a noi un’altra situazione sull’orlo del precipizio”.

Commenti

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  • flavio cacciatori 30 gennaio 2020

    Logico sono culo.e camicia con Americani e siccome è iniziata guerra contro Europa sotto forma di norme e restrizioni commerciali poiché da10 anni e piu dalla caduta del muro siamo ritornati al coatto Comunismo di regime.America di Trump le girano coglioni e mica vuoi fare ciò anche agli amici Inglesi ecco.perché escono dall’unione Europea

  • Giuseppe Forconi 27 gennaio 2020

    La UK dopo 47 anni ha dimostrato di avere fegato e non sta correndo verso nessun precipizio, come certi commenti. Chi invece si sta leccando le ferite dopo 47 anni di soprusi e’ la stessa “UE”. Speriamo che ora i grossi baroni di Bruxelles facciano un po piu’ di attenzione verso gli altri stati membri…… ci siamo capiti di chi parliamo ????

  • Carlo 26 gennaio 2020

    e dovremmo farlo anche noi. E subito.

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