Antisemitismo, nel Msi non c’era. Anzi Israele era considerato un modello. Lo afferma il politologo Campi

domenica 26 gennaio 17:10 - di Redazione
Antisemitismo

Antisemitismo, una piaga che non infettava il Msi. Lo sottolinea il politologo Alessandro Campi in un’intervista apparsa sul Giornale. Nella quale ricorda alcuni passaggi cruciali della storia del partito fondato da Romualdi e Almirante.

Antisemitismo e storia del Msi

Campi sottolinea che “il Msi ha conosciuto una complessa evoluzione, sulla quale hanno influito anche i cambiamenti di scenario geopolitico del secondo dopoguerra. Nasce filo-arabo e anti-colonialista (in funzione anti-britannica) per poi divenire occidentalista. Nemico di ogni terzomondismo. Al suo interno era una realtà molto variegata: una minoranza radicale ha certamente coltivato suggestioni antisemite (di matrice cattolico-tradizionaliste o nazi-paganeggianti). Ma i suoi vertici politici – Michelini, Almirante, Fini – non hanno mai alimentato sentimenti discriminatori o razzisti”.

Almirante e la tribuna politica del 1967

Ricorda poi, a proposito delle polemiche toponomastiche a Verona, che Giorgio Almirante fece in più occasioni autocritica sul suo passato. A cominciare dal 1967.  “Almirante fece pubblica autocritica sul suo passato razzista e antisemita nel febbraio 1967. Durante una Tribuna politica (e per questo fu attaccato dagli ambienti della destra radicale, a partire dall’ideologo Julius Evola). Sempre in quell’anno, con la guerra dei “sei giorni”, si definì anche la posizione filo-sionista del partito, da allora mai più abbandonata. Israele era percepito come un bastione dell’Occidente anti-comunista. Piaceva alla destra la sua natura di nazione in armi. Così come veniva visto con simpatia ideologica il modello comunitario, patriottico e sociale dei kibbutz”.

Infine Campi commenta la notizia della candidatura nel 1979 proprio con il Msi del marito di Liliana Segre: “La storia è complessa. Spesso la si racconta male, altrettanto spesso non la si conosce. Un valente storico e giornalista, Gianni Scipione Rossi, ha scritto nel 2003 un libro sul rapporto tra la destra italiana e gli ebrei che se letto con attenzione avrebbe evitato molto delle inutili polemiche di questi giorni. La verità è che la destra italiana ha fatto i conti con la responsabilità delle leggi razziali del ’38 ben prima del mea culpa di Fini”.

 

 

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