Anche lo striscione contro Zaniolo e Rocca è razzismo. Capito buonisti di sinistra?

domenica 26 Gennaio 11:31 - di Antonio Guidi*

Frequento l’Olimpico già dalla fine degli anni 50, da quando ancora non aveva il cappello. Lasciavamo la macchina al Nazario Sauro e con i miei cugini Francesco e Paolo ci avventuravamo nella discesa del Don Gnocchi con la statua dorata e gigantesca della Madonna a guardarci. La stessa Madonna che risplende ancora oggi nelle notti ed è visibilissima dalla mia tribuna Tevere – parterre disabili dal quale orgogliosamente non perdo una partita della mia Roma.

I campioni del passato

Era facile scendere da quella discesa di Monte Mario, anche se porto ancora i segni sulle ginocchia di qualche caduta per il mio incedere incerto. La cosa veramente difficile era risalire, soprattutto per me, quella ripidissima salita spesso dissestata sebbene la Raggi ancora non c’era. Eppure se la partita era stata bella mi sembrava di avere le ali e quelle 5-6 curve in salita le risalivo come se avessi avuto le ali ai piedi.

Questa euforia post partita spesso non dipendeva, ne oggi dipende, dai risultati ma dal gesto dei singoli giocatori – simboli. La potenza di Lojacono, l’imprevedibilità dei goal di Mafredini, l’imprevedibilità di Di Bartolomei, la genialità unica di Totti ci hanno reso la vita da tifoso più lieve.

E come dimenticare l’accelerata improvvisa e bruciante di Francesco Rocca che seminava gli avversari in un lampo tanto da attribuirsi a pieno titolo il nome di kawasaki. Campione nel campo e soprattutto da sempre fuori. Mai una frase fuori posto, mai un fallo gratuito. Tutti abbiamo sofferto per il suo infortunio al ginocchio che lo segnò per sempre.

Le stesse sensazioni le proviamo oggi per il giovane campioncino Nicolò Zaniolo che con il quale condividiamo il dolore per il suo dolore e la certezza del suo recupero.

Molti ignorano la difficoltà per un atleta che, abituato ad essere super, si ritrova incapace di esprimere se stesso. Questa fatica e dolore va sempre rispettato.

Striscione vile e becero

Da cronista dei miei tempi riscontro nel lungo striscione esposto a Trigoria alla vigilia del Derby, non solo una manifestazione estremamente irriguardosa delle sofferenze di due sportivi, ma ben di più e di peggio. Un atteggiamento razzista pericolosissimo nei confronti di una categoria, quella delle persone definite “zoppe” come se fosse una razza a parte da disprezzare. Non si tratta di una manifestazione di scherno istantanea dovuta alla frustrazione, all’euforia, al tifo, deprecabile quanto si vuole ma che dura un attimo. Qui più persone hanno scritto delle frasi dispregiative su uno striscione, hanno fatto km per portarlo a Trigoria e lo hanno affisso. Hanno ideato, pianificato, realizzato ed attuato in metri e metri uno spirito empio del più vile e becero razzismo. Spero che la società SS. Lazio, il Presidente Lotito e Arturo Diaconale quale Responsabile alla comunicazione prendano, con forza e chiarezza le distanze da questa nullità, da questa frangia di tifo che in maniera nauseabonda si era resa protagonista di un coro indecente settimana scorsa in Curva Sud.

A questo lungo e indecente striscione non si risponde con il silenzio e l’indifferenza. In una società dove si urla al progresso e all’integrazione stigmatizzando come razzista (giustamente) qualsiasi frase ingiuriosa legata all’etnia non si può ne deve rimanere indifferenti davanti a tutto questo. Questo doppiopesismo sinistroide ci ha nauseato fin troppo ed è il vero responsabile di quello che sta accadendo alla nostra società.

Responsabile Nazionale Disabilità e Equità Sociale Fratelli d’Italia

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