40 anni fa l’omicidio di Piersanti Mattarella. Musumeci: “Il suo lavoro è rimasto incompiuto”

lunedì 6 gennaio 13:11 - di Guido Liberati

«In una Regione saldamente poggiata su logiche affaristiche, parassitarie, clientelari e caratterizzata da preoccupanti opacità e contiguità con poteri mafiosi, pretendere di avere una Regione «con le carte in regola» diventò per Piersanti Mattarella non una impossibile sfida. Ma una condanna a morte». Lo ha ricordato il governatore Nello Musumeci intervenendo alla seduta solenne all’Ars. Commemorazione per il presidente della Regione, Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia 40 anni fa. Presente anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, fratello della vittima.

«Quel lavoro avviato dal povero Piersanti è rimasto incompiuto, nonostante sia passato tanto tempo. La Regione avrà davvero le carte in regola quando tutti, nessuno escluso, parteciperanno al necessario processo di cambiamento. È un obiettivo per il quale stiamo lavorando da due anni senza risparmio di energie e che può essere raggiunto soltanto con l’impegno di tutti i siciliani perbene, chiamati a liberarsi finalmente da una atavica cultura della rassegnazione e a trovare l’orgoglio della appartenenza. Altrimenti, ricordare il sacrificio di Piersanti Mattarella diventa solo vuota retorica e vile ipocrisia», ha concluso Musumeci.

Piersanti Mattarella, un delitto di mafia senza colpevoli

La seduta solenne all’Assemblea regionale siciliana si è svolta alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, dei figli di Piersanti e dei nipoti. Con il governatore Nello Musumeci, sono intervenuti i capigruppo e il Presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè.

“Se a Piersanti fosse stato consentito di continuare la sua opera politica e amministrativa, probabilmente, il Meridione e la Sicilia non si troverebbero nelle attuali condizioni di isolamento sociale ed economico. Le Carte in Regola erano e sono la condizione preliminare per un ordinato sviluppo”. Lo ha detto Gianfranco Miccichè, Presidente dell’Ars nel suo intervento.

 

A quarant’anni dall’assassinio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale Capo dello Stato e figlio del potente politico democristiano Bernardo Mattarella, restano ancora poco chiari il contesto in cui è maturato e, perfino, gli autori e i mandanti.

 

 

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