«Un uomo non può diventare donna»: non può dirlo neanche l’autrice di Harry Potter…

sabato 21 dicembre 18:04 - di Ezio Miles

L’inquisizione gender scatenata contro  J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter.  La scrittrice britannica è stata fortemente criticata dalla comunità Lgbt dopo un suo tweet di solidarietà. La “madre” di Harry Potter ha espresso vicinanza a una vittima dell‘”ortodossia” gender. Si tratta di Maya Forstater. È stata licenziata per aver dichiarato che “Gli uomini non possono trasformarsi in donne”.  La ricercatrice lavorava in un think thank (Center for Global Development – CGD). Una struttura incentrata sulla lotta alla povertà e alla disuguaglianza. A marzo non le è stato rinnovato il contratto per aver riferito opinioni “eretiche”.  Si era espressa su Twitter in modo piuttosto netto contro le proposte di riforma del Gender Recognition Act. Che darebbe la possibilità alle persone di identificarsi con il sesso opposto. La donna aveva fatto ricorso. Ma il tribunale ha confermato il licenziamento. I giudici sostengono  che la Forstater ha espresso visione “assolutistica” . E ha usato parole non “degne di rispetto in una società democratica”.

Non “degne di una società democratica”. Quindi esistino parole non degne? Finora abbiamo sempre pensato che in democrazia tutte le parole fossero degne. Evidentemente non è così. E a farne le spese è una delle scrittrici oggi di maggior successo: l’autrice di Harry Potter. Di parole, se ne dovrebbe intendere. Visto che sono il suo mestiere. O no? Delle due l’una. O certi giudici hanno le idee confuse. E ciò è molto probabile. O questi stessi togati  non sanno che cosa è una società democratica. Al pari degli ideologi gender. Oppure la società in cui viviamo non è affatto democratica. Come tutti ci illudiamo che sia.  Dai grandi dispensatori di idee attendiamo una risposta. Noi preferiremmo la prima ipotesi. Ma, di questi tempi, non si sa mai. Anche perché certe censure abbassano la qualità della democrazia. Altro che diritti civili.

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