Strage di Bologna, le contraddizioni dei legali di parte civile sui resti della povera Maria Fresu

giovedì 12 dicembre 18:20 - di Massimiliano Mazzanti
STRAGE BOLOGNA , Soccorritori al lavoro nella stazione di Bologna dopo la strage del 2 agosto 1980. ARCHIVIO/ANSA/

Al processo per la strage di Bologna contro Gilberto Cavallini, è iniziata la requisitoria delle parti civili. Ovviamente con l’arringa dell’avvocato Speranzoni. Indiscusso leader del pool di legali che godono della fiducia dell’Associazione familiari e vittime della strage di Bologna.

Naturalmente, non è il caso di tediare i lettori con la cronaca di una lunga dissertazione.
L’avvocato Speranzoni ha riassunto e riproposto alla Corte d’Assise di Bologna le solite cose note. Tutti, ma proprio tutti, quegli argomenti suggestivi e, a volte, anche fantasiosi che già sviscerati nei mesi scorsi sulla strage di Bologna. E che, spesso, hanno irritato, prima ancora che i difensori degli imputati, i rappresentanti della stessa Procura della Repubblica.

Così la parte civile si riappropria della vicenda di Maria Fresu

Semmai, è interessante rilevare un particolare. Come al solito, era folta la presenza in aula dei familiari dell’Associazione. Tra questi, seduta non tra il pubblico, ma al fianco proprio degli avvocati di parte civile, Giuseppa Fresu. A cui Speranzoni si è rivolto – dedicando un pensiero ad Angela e Maria Fresu – al termine della sua arringa.

È apparso chiaro a tutti il significato recondito di quella presenza. Una sorta di monito morale. Quasi un volersi “riappropriare” della vicenda della Fresu da parte degli accusatori di Cavallini. Proprio perché questo è stato uno dei punti nodali delle argomentazioni della difesa nell’ambito dell’istruttoria dibattimentale.

In realtà, a ben vedere, si tratta dell’ennesimo “autogol”. O, per lo meno, tale sarebbe da considerare. Se la Corte d’Assise e i media decidessero di porre attenzione alla “sostanza” di quanto è emerso in questo processo.

Strage di Bologna, l’autogol dei legali di parte civile

Infatti, pur con l’intenzione opposta, le parti civili, con questa scelta emblematica, hanno ribadito l’importanza fondamentale – forse, è il caso di dire, decisiva – della vicenda Fresu nella ricostruzione della verità sulla strage di Bologna.

Ma hanno anche – inconsapevolmente – ricordato a tutti come l’analisi di questa vicenda, contrariamente a tante altre che, per quanto bizzarre, hanno trovato ampio spazio nel dibattimento sulla strage di Bologna, sia stata bruscamente e maldestramente interrotta.

E’ accaduto quando è stata addotta in aula la prova scientifica e indiscutibile che i resti del volto attribuiti a Maria Fresu sono, invece, di una diversa persona. Diversa anche dalle altre 84 vittime riconosciute della strage di Bologna. E anche se questa Corte non dovesse cogliere l’intima e abissale contraddizione tra il gesto retorico e la richiesta di condanna perorata dalle parti civili, ciò costituirà certamente uno spunto importante di riflessione nei successivi gradi di giudizio. O, perché no?, nell’ambito di nuove e più intellettualmente libere investigazioni.

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