Round vinto dalla procura di Firenze sulla fondazione Open. Il riesame dà torto ai soci di Renzi

sabato 21 dicembre 13:09 - di Redazione

Il Tribunale del Riesame di Firenze ha respinto i ricorsi presentati contro le perquisizioni e i sequestri di documenti e supporti informatici. L’inchiesta è partita su disposizione della procura fiorentina lo scorso 26 novembre nei confronti di una ventina tra imprenditori e società. Questi ultimi hanno versato contributi alla Fondazione Open. Dal 2102 al 2018, anno dello scioglimento, essa sosteneva le iniziative politiche di Matteo Renzi, compresa la kermesse della Leopolda.

L’ordinanza del collegio giudicante, che conferma i provvedimenti, è stata depositata oggi in cancelleria, con riserva di rendere note le motivazioni della decisione entro 45 giorni.A presentare i ricorsi l’imprenditore fiorentino Marco Carrai, ex consigliere d’amministrazione della fondazione Open, indagato dalla procura per il reato di finanziamento illecito ai partiti, e a alcuni finanziatori della Fondazione Open, pur non indagati nel procedimento. Anche l’avvocato Alberto Bianchi (nella foto), ex presidente della Fondazione Open, indagato per i reati di traffico di influenze e di finanziamento illecito ai partiti, aveva presentato ricorso. Ma all’udienza del 16 dicembre scorso ha rinunciato alla discussione.

Fondazione Open o partito di Renzi?

I difensori di Carrai, gli avvocati Filippo Cei e Massimo Dinoia, durante l’udienza al Riesame avevano chiesto di dichiarare illegittimi i sequestri della documentazione. Per i legali l’accusa di finanziamento illecito è da rigettare. Secondo loro la Fondazione Open non può essere considerata ‘un’articolazione di partito’. A sostegno della tesi della difesa di Carrai, era stato presentato un parere ‘pro veritate’ dell’ex presidente della Corte Costituzionale ed ex ministro della Giustizia del governo Prodi Giovanni Maria Flick. In esso era rappresentata un’interpretazione contraria a quella dei pm fiorentini, secondo cui Open non può essere considerata ‘articolazione di partito‘, ipotesi invece alla base dell’indagine per finanziamento illecito.

“Rimborsati i parlamentari”

Secondo la procura, dall’esame della documentazione sequestrata dalla Guardia di Finanza il 18 e 19 settembre scorsi nello studio fiorentino dell’avvocato Alberto Bianchi emergerebbero “due profili fattuali di interesse”. La Fondazione Open avrebbe agito da “articolazione di partito politico“. Nel mirino le primarie del Pd del 2012 che videro prevalere l’allora segretario Pierluigi Bersani su Matteo Renzi. Essa sosteneva il ‘comitato per Matteo Renzi segretario” del Pd, eletto con le primarie dell’8 dicembre 2013. Poi. con le ricevute di versamento da “parlamentari”. La Fondazione Open ha rimborsato spese a parlamentari ed ha messo a loro disposizione carte di credito e bancomat“.

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