Popolare di Bari, perché il crac della famiglia Fusillo non è suonato come un campanello d’allarme?

mercoledì 18 dicembre 16:34 - di Redazione

Nella storia della Banca Popolare di Bari e dei suoi grandi debitori c’è un elemento emblematico. Un elemento che spiega con quale leggerezza venivano trattate alcune pratiche. Tra queste quelle relative alle imprese delle famiglie Fusillo-Curci, che proprio tre mesi fa sono fallite. 

La crisi della banca popolare di Bari, di recente commissariata, è il frutto di operazioni finanziarie spericolate e compiacenti, “salvataggi” imposti e controlli a dir poco “leggeri” da parte di Bankitalia. Il crac dei Fusillo è proprio per questo una storia emblematica.

Si tratta, come rileva Affari Italiani, di una delle famiglie imprenditoriali più importanti dell’area barese, che ha visto fallire ben 2 delle sue società: la Fimco Spa e Maiora Group compartecipata da un’altra famiglia importante, i Curci, non più tardi di tre mesi fa.

Popolare di Bari: i rapporti con la famiglia Fusillo

Ma non si è trattato di un fallimento inaspettato. L’agonia delle società riconducibili a Fusillo-Curci “durava in realtà da molto tempo. Basta rivedersi i bilanci di Fimco e Maiora (gli ultimi pubblicati) del 2017.

“Nel caso dei rapporti tra la Popolare e i Fusillo – scrive Affari Italiani – ecco saltare fuori non solo la gigantesca esposizione su un’impresa già a rischio, ma anche qualche cortocircuito contabile. Come ha rivelato il Messaggero e che AffariItaliani.it è in grado di approfondire, la Popolare di Bari aveva il vizio di sottoscrivere quote di fondi immobiliari chiusi dove confluivano immobili venduti al fondo da clienti della stessa banca. Questo tipo di affari coinvolgeva anche il gruppo Fusillo.

Popolare di Bari, Bankitalia vigilava con attenzione?

Dalle carte di Bankitalia di cui ha scritto L’Espresso risulta che queste operazioni erano note. Scrive L’Espresso: “Si parla per esempio di «eccessiva correntezza» nei crediti verso alcuni gruppi. Per correntezza, in gergo bancario, si intende la velocità con cui viene sbrigata una pratica. In sostanza, alcuni prestiti importanti sarebbero stati erogati senza verifiche adeguate sulla solidità del cliente. Gli ispettori segnalano il caso dei gruppi Fusillo e Curci, che insieme controllano la holding Maiora group. A favore di questa società, si legge nelle carte, sono stati accordati finanziamenti «non sempre sufficientemente vagliati» e neppure «esaustivamente rappresentati al consiglio». Insomma, denaro facile. E per importi notevoli.

“Maiora group, alla fine del 2013, aveva già accumulato debiti per 131 milioni con la Popolare di Bari. I Fusillo, a cui fa capo metà del capitale della holding, sono costruttori molto conosciuti, e influenti, nel capoluogo pugliese. C’è Nicola Fusillo, già parlamentare del centrosinistra, nel 2015 schierato alle regionali con il candidato vincente, Michele Emiliano. Il resto della famiglia è invece cresciuto a gran velocità realizzando centri commerciali, villaggi turistici, un grande polo della logistica a Rutigliano, solo per citare gli interventi più importanti. Tra le attività dei Curci, invece, va ricordata la partecipazione del 30 per cento nel capitale della “Gazzetta del Mezzogiorno”, il quotidiano di Bari. Questa quota al momento risulta ceduta in pegno alla Popolare guidata da Jacobini”.

Chi è Nicola Fusillo

Nicola Fusillo è personaggio da attenzionare: fu infatti sottosegretario del governo D’Alema. Scrive di lui Repubblica: “E’ il 1996, Romano Prodi lascia fermo al palo Silvio Berlusconi e diventa presidente del Consiglio per il centrosinistra. Soltanto quando D’ Alema prende il posto del Professore a Palazzo Chigi, tuttavia, Fusillo entra a far parte della squadra del “leader Massimo”: prima è sottosegretario all’ Agricoltura (1998), poi all’ Ambiente (1999). In quest’ ultimo incarico sarà confermato (2000) anche nel governo “post Baffo di ferro”, quello di Giuliano Amato. Così come si conferma tra i primi dieci “senatori d’ oro” con un reddito di circa 1 miliardo di lire, prima di gente come Giulio Andreotti o Franco Zeffirelli. Alle “politiche” del 2001 il vice ministro perde le elezioni, ma lo ripescano tra i nomi della lista proporzionale “made in Margherita”. Insomma un notabile con un rilevante peso politico, oltre che imprenditoriale.

 

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