Nuovo siluro per Di Maio. Scalfarotto minaccia le dimissioni: «Troppe ambiguità, non resto a tutti i costi»

sabato 14 dicembre 11:18 - di Eugenio Battisti
Scalfarotto

Arriva una altro guaio per Luigi Di Maio. Ivan Scalfarotto minaccia le dimissioni. Il sottosegretario agli Esteri di Italia Viva si sfoga con il Foglio. Le cose non vanno. Lo dimostra il braccio di ferro con il collega grillino Manlio Di Stefano. Una convivenza difficile fin dall’esordio del Conte bis. «Mettiamola giù chiara. Diciamo che alla Farnesina non ci resto a tutti i costi».

Scalfarotto minaccia le dimissioni dalla Farnesina

«Dal Ceta al rispetto dei diritti umani, dal sostegno alle imprese alla nostra collocazione euroatlantica: ci sono condizioni imprescindibili, per me, per restare al governo». Il dubbio è tornato ad assalirlo, racconta, dopo avere letto le ultime dichiarazioni di Di Stefano, contrario alla ratifica del Ceta, il trattato commerciale fra Ue e Canada. «Non capisco perché, visto che in questi primi otto mesi del 2019, il nostro export verso il Canada è aumentato del 10 per cento. Da quando il trattato di libero scambio è entrato in vigore, nel settembre 2017, parliamo di quasi 438 milioni di maggiori ricavi. Chi glieli restituirebbe, quei soldi, alle imprese italiane, se non ratificassimo il Ceta in Parlamento? Il M5s?».

Ce l’ha con i pregiudizi dei 5Stelle, tornati a sventolare la bandiera anti-europea e protezionistica. «È un approccio ideologico – dice  Scalfarotto – che ha a che fare col sospetto verso le imprese, con la fascinazione per decrescita felice e protezionismo”.

Via della Seta: «I diritti umani vengono prima»

All’accordo Ue-Canada, i grillini contrappongono invece la Via della Seta con la Cina, sul quale il sottosegretario renziano nutre molti dubbi. A partire dal rispetto dei diritti umani calpestati dalla repubblica comunista. Una strada pericolosa, «senza che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio solidarizzi con i manifestanti di Hong Hong».

Scalfarotto chiarisce: «La Cina è per noi un grandissimo mercato, e dunque è giusto collaborare. Ma il rispetto dei diritti umani è, per l’Italia, non derogabile e non negoziabile». Tra l’altro fa notare che l’accordo con Pechino si è rivelato un boomerang. «Il  tanto sbandierato memorandum della Via della Seta non sta dando risultati eccellenti. Dalla sua firma in poi, il nostro export in Cina è perfino sceso, mentre le importazioni da Pechino aumentano. Non un grande affare, insomma».

Ma non è tutto. Scalfarotto punta il dito anche sull’eventuale spacchettamento delle deleghe del ministero. Arrivato alla Farnesina per occuparsi di commercio estero, Scalfarotto lamenta che Di Maio non abbia ancora assegnato le deleghe. Per accontentare tutti, ora si parla di un possibile spacchettamento delle deleghe sull’internazionalizzazione delle imprese. Attualmente l’esponente di Italia Viva si occupa della cooperazione internazionale. Con Di Stefano che rivendica le stesse competenze. Scalfarotto non intende avallare le deleghe formato spezzatino. «Io a questo gioco non ci sto. Non potrei mai avallare un’operazione di spacchettamento che comprometterebbe l’interesse nazionale solo per avere il mio contentino. Anche questa è una condicio sine qua non, per la mia permanenza alla Farnesina. Come ho detto: non intendo restare qui a ogni costo, specie se quel costo devono pagarlo le imprese italiane”.

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