“Nippon”, il Giappone visto da un fascista. Ripubblicato il libro di Carlo Formichi sul Sol Levante

lunedì 23 dicembre 19:02 - di Redazione
nippon carlo formichi

Nippon, o il Giappone visto da un fascista. Il fascista è Carlo Formichi, orientalista, scrittore, docente universitario, accademico d’Italia. Formichi era molto vicino a Benito Mussolini, come si evince dalla corrispondenza tra di loro. Ed era stimatissimo dal Duce. Formichi, tra l’altro insegnò filologia sanscrita alle università di Bologna, Roma e Pisa oltre ad altri numerosi incarichi di prestigio. Nel 1942 uscì il suo libro Nippon, sul Giappone, dove era stato nel 1939. Oggi la casa editrice Idrovolante, diretta da Roberto Alfatti Appetiti, lo ha ripubblicato.

A differenza di altre opere di Formichi, Nippon è un libro puramente divulgativo. Con il piglio del professore a 360 gradi, Formichi descrive il Giappone – di allora – puramente e semplicemente dal punto di vista dello scienziato. A quei tempi il Giappone era un pianeta molto distante, poco si sapeva, anche in Europa, del Sol Levante e del suo popolo. Sarebbe occorsa la guerra, la resa, la pace, il dopoguerra, per capire, almeno in parte, cos’era quell’universo. Universo lontanissimo dal mondo occidentale, anche se, come dice lo stesso Formichi, non poi troppo.

“Nippon” risale al 1942. Oggi ripubblicato da Idrovolante

Proiettò la visione dell’uomo orientale nel futuro, stigmatizzandone i luoghi comuni spesso creati dal mondo imperialista anglosassone e frutto delle narrazioni di viaggi semi-fantastici. Riportò al centro delle discussioni lo studio, possibilmente sul campo, di popolazioni che a noi erano molto più vicine di quanto ci si immaginasse. Non erano assolutamente composte dagli esotici selvaggi di cui si scriveva nei rotocalchi o di cui si narrava nei romanzi d’avventura. Concetto che Formichi espressechiaramente nel 1935, in occasione del XIX Congresso internazionale degli Orientalisti, da lui organizzato per volontà di Mussolini e sotto l’alto patronato del Re.

Formichi: l’Oriente non è così lontano

Nel suo discorso inaugurale infatti disse (riportato in prefazione di Nippon): “La frase del poeta che ha avuto tanta fortuna: «East is East and West is West, never the twain shall meet» (R. Kipling, “La ballata dell’Est e dell’Ovest”, trad.: “L’Est è Est, e l’Ovest è Ovest, e mai i due si incontreranno”, ndr), ergente una barriera fra Oriente e Occidente, sconfortante, desolata, equivale alla scoperta d’un gas asfissiante.

che pro le conquiste scientifiche ci avranno permesso di raggiungere l’India, la Cina, il Giappone in uno spazio di tempo miracolosamente breve, se poi la distanza risorgerà, e nella sua forma peggiore, la spirituale, tra noi e gli abitanti di quelle remote contrade? Finché crederemo diverso da noi l’Orientale perché invece che il cappello duro o a cencio porta il turbante o il fez, e invece della bouillabaisse mangia il curry, allora sì, East is East and West is West nella consumazione dei secoli”.

E conclude: “Ma se avvicinando l’Oriente scopriremo che onora il padre e la madre, ha orrore del furto, non insidia la donna d’altri, aborrisce la menzogna, serve con fedeltà il suo capo, è pronto a far getto della vita per la salvezza della sua patria e adora con abbandono sincero il suo Dio,allora cadranno come per incanto le barriere fra Oriente ed Occidente e, magari, ci sentiremo più fratelli di molti Orientali remotissimi da noi che non di molti Occidentali vicinissimi a noi. A che serve indagare le differenze formali quando le qualità fondamentali umane risultano le medesime? E più si studia l’Oriente e più si scoprono queste qualità fondamentali umane. Bisogna continuare a studiare, studiare l’Oriente”.

Infiniti riconoscimenti ufficiali e professionali

I riconoscimenti, ufficiali e professionali, ottenuti dal Formichi furono moltissimi: dal premio Reale dell’Accademia dei Lincei per la filologia nel 1922, all’assegnazione di cattedre in varie nazioni, in un periodo in cui girare il mondo non era scontato ed essere realmente cosmopoliti non era una moda: insegnò infatti il sanscrito, antica lingua indoeuropea attestata in India e risalente almeno al X sec. a.e.v., nell’università internazionale diViśbahāratī (India) fondata dal primo premio Nobel per la Letteratura non occidentale, Rabindranath Tagore,nel 1901 (vi andò insieme a Giuseppe Tucci, in qualità di portavoce del Duce e rappresentanti culturali del fascismo), e cultura italiana a Berkeley negli Usa, in California. Tagore, fra l’altro,nel 1926 grazie a Formichi venne invitato in Italia in quanto massimo esponente del rinascimento bengalese, oltre che per rafforzare il legame italo-indiano in funzione anti britannica.

L’autore aveva come segretario Marinetti

Le sue conoscenze e le sue pubblicazioni spaziano dal religioso al filosofico, dalla politica alla storia. Cogliendo i noccioli delle questioni affrontate, facendo collegamenti fra oriente e occidente non scontati per i primi anni del ‘900. Ossia quando l’Europa attraversava in pieno il periodo noto ai più come imperialismo, e non scontati nemmeno oggi, a dir la verità. La caratura di Formichi è possibile rintracciarla all’interno dell’Inventario dell’Archivio della Reale Accademia d’Italia.

Nel 1934, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno Accademico, affermò che il compito più arduo per l’accademia era quello di favorire l’espansione e l’influsso all’estero della cultura italiana. Tra l’altro, sempre nel 1934, con Presidente dell’Accademia Guglielmo Marconi, Formichi, vicepresidente della classe di Lettere, ebbe come Segretario Filippo Tommaso Marinetti.

Quello giapponese un popolo fratello

Risulta così lampante la comprensione di una radice comune, quella indoeuropea, caratterizzante i popoli dell’area euroasiatica. I suoi scritti originali e le innumerevoli pubblicazioni restano a oggi poco conosciuti, ma sono giunti a noi per via indiretta attraverso gli studi del più noto Giuseppe Tucci, uno dei più grandi studiosi del Tibet e dell’oriente mai esistiti, conosciuto anche come l’esploratore del Duce, che fu suo allievo e che grazie a lui venne nominato Accademico d’Italia nel 1929, che a sua volta formò il professor Pio Filippani Ronconi, i cui studi di entrambi sono oggi facilmente reperibili.

Anche Julius Evola fa implicitamente capire di essere a conoscenza degli studi di Formichi, citandolo in Oriente e Occidente. “L’illustre sanscritista Carlo Formichi, vice-presidente della Reale Accademia d’Italia, è andato in Giappone. Nella veste di inviato di un popolo amico, dove venne calorosamente ricevuto dal Tennō”. Ed è qui che si inserisce la ripubblicazione di Nippon. Un’opera di divulgazione facilmente comprensibile, coerente con la sua visione di studio come scoperta continua di popoli a noi fratelli con cui, in fondo, ci eravamo solo persi di vista.

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